Francesco Viti, dopo trentotto anni contro il crimine, ultimo giorno in Tenenza

SERIATE. Il maggiore, comandante dei Carabinieri, da domani va in pensione «Qui 11 anni impegnativi ma bellissimi. Periferia della città, stesse criticità».

Oggi per il maggiore dei carabinieri Francesco Viti comandante della Tenenza di Seriate è l’ultimo giorno di servizio. Lascia dopo 38 anni nell’Arma e 11 anni a Seriate il più longevo comandante degli ultimi tempi. «È stata un’esperienza bellissima. Sono arrivato qui il 30 novembre 2012 con un po’ di rammarico nel lasciare Treviglio dove stavo benissimo. Il generale mi disse che con i carabinieri ero stato qui e là, che l’Arma mi aveva dato diverse opportunità, che adesso l’Arma aveva bisogno di me, che a Seriate serviva un apporto professionale adeguato». Viti arriva con un bagaglio professionale composito, una cultura tecnica e una universitaria conquistata studiando e lavorando, laureato in Giurisprudenza e abilitato avvocato.

È un giovane vice-brigadiere quello che il 27 maggio 1987 ha il suo primo servizio a Treviglio; poi è a Milano sezione omicidi/rapine; in Albania e Kosovo nella missione Msu-Kfor unità specializzata e anche qualche collega ferito. «In questo periodo lontano da casa e dall’Italia ho avuto modo di scoprire il senso della famiglia, e degli affetti che mi mancavano». È a Milano con alcuni scampoli di tangentopoli, al casinò di Campione d’Italia contro il riciclaggio di denaro, comandante a Corsico. «Una stazione molto impegnativa con quel lunghissimo viale Lorenteggio popolato di travestiti e prostitute. Sono stati anni tosti e arricchenti». Studia Grafologia («impulsi elettrici del cervello che si trasformano in segni grafici») importante nelle indagini. È alla procura di Milano dipartimento reati di strada e Dda. «Ma mi mancavano i rapporti umani, la gente, i colleghi. Io sono uomo di stazione». E alla stazione di Treviglio viene inviato. Era uscito brigadiere vi torna luogotenente: «al posto di Renzo Podda un caro superiore e formatore». Da lì, Seriate. Il suo motto è: «Se non ami te stesso non puoi amare gli altri; mi occupo degli altri se so occuparmi di me stesso; se sono insoddisfatto di me non posso occuparmi di chi ha bisogno di me».

La Tenenza ha giurisdizione su Seriate, Gorle, Scanzo, Pedrengo, Torre de’ Roveri, Albano, Brusaporto, Orio: circa 70mila abitanti. «È una conurbazione, è la periferia di Bergamo che non ha 120mila abitanti ma 200mila. Qui ci sono le stesse criticità di Bergamo. Qui c’è un groviglio di strade dove è facile per i malviventi far perdere le tracce. C’è spaccio di droga che possiamo solo arginare, contenere, anche perché la normativa vigente non ci consente di annullarlo. I malviventi agiscono di giorno protetti dalla frenesia della gente, dal traffico convulso, dal moto lavorativo. Qui c’è ricchezza e roba da rubare. La microcriminalità non è più quella di 30 anni fa, oggi la tecnologia è la madre delle criminalità che non si possono debellare perché per assurdo sono fonte di lavoro nel mettere allarmi, inferriate, far funzionare il carcere, forze di polizia e avvocati».

Viti stasera va a casa per stare un po’ di più con la moglie Melissa, i figli Emanuela 20 anni e Riccardo 17, e starà qualche giorno a Pietravairano (Caserta), dalla mamma.

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