Greenpeace: «Pfas» nell’acqua potabile. I gestori: no, è più che sicura

IL RAPPORTO. Greenpeace lancia l’allarme in Lombardia: ai primi posti ci sono Pontirolo, Treviglio, Mozzanica, Fornovo e Caravaggio. I gestori: i dati si riferiscono alle acque grezze di falda, l’acqua che arriva nelle case è trattata e sicura.

Anche l’acqua destinata al consumo umano nella Bergamasca, così come in tutta la Lombardia, è contaminata da pericolose sostanze chimiche. È l’allarme lanciato giovedì 18 maggio da Greenpeace Italia sulla base dell’inchiesta condotta dalla propria Unità investigativa grazie all’elaborazione dei dati ottenuti da tutte le Ats e gli enti gestori delle acque lombarde. Enti gestori che hanno però subito rassicurato i cittadini affermando che «l’acqua potabile è più che sicura». «Siamo sconcertati dalle fake news in merito – commenta Enrico Pezzoli, portavoce di Water Alliance-Acque di Lombardia, la Rete dei gestori del Servizio idrico integrato che riunisce 13 gestori lombardi –. Bere dal rubinetto non comporta alcun pericolo, anzi: è un comportamento green da incentivare. Valutiamo azioni legali per procurato allarme».

I dati

Secondo i dati dell’indagine di Greenpeace Italia in Lombardia, nell’acqua ad uso potabile sono presenti Pfas (composti poli e perfluoroalchilici), sostanze chimiche artificiali altamente persistenti prodotte da alcune attività industriali e associate a numerosi impatti sulla salute, tra cui alcune forme tumorali. E spicca il fatto che tra i comuni in cui si registrano i valori di contaminazione più elevati, sul podio si trova, con Crema e Crespiatica (in provincia di Lodi), Pontirolo Nuovo, con dati che superano in tutti i casi i mille nanogrammi per litro di Pfas per singolo prelievo. E nella lista dei 100 comuni con i valori maggiori ci sono anche Mozzanica, Fornovo San Giovanni, Caravaggio, Treviglio, Misano Gera d’Adda e Casirate d’Adda.

«I risultati (dell’inchiesta, ndr) – si legge nel report pubblicato da Greenpeace Italia – evidenziano un quadro allarmante: in Lombardia è stata registrata la presenza di Pfas in quasi il 20% delle analisi. Si può dire con certezza che sono migliaia i cittadini lombardi che, dal 2018, hanno inconsapevolmente bevuto acqua contenente Pfas, usata anche per cucinare o irrigare campi e giardini».

Tra il 2018 e il 2022

Gli enti hanno consegnato a Greenpeace Italia i risultati di analisi realizzate tra il 2018 e il 2022 su quasi 4 mila campioni. Di questi, 738 (il 18,9%) è risultato positivo alla presenza di queste sostanze. Dando uno sguardo alla contaminazione rilevata per province, la maglia nera spetta alla provincia di Lodi, con l’84,8% dei risultati dei campioni positivo alla presenza di Pfas; a seguire le province di Bergamo e Como, rispettivamente con il 60,6% e il 41,2% dei campioni contaminati. In termini di numero di campioni con presenza di Pfas, invece la provincia di Milano ha il triste primato con 201 rilevati, seguita dalla provincia di Brescia (149) e Bergamo (129).

Tutti i comuni bergamaschi nella top ten di Greenpeace sono gestiti da Cogeide Spa. «Bisogna sottolineare – spiega Danilo Zendra, presidente di Cogeide – che i dati che abbiamo fornito a Greenpeace sono quelli delle acque grezze di falda e di pozzo. Si tratta quindi di acqua non ancora trattata. Mentre l’acqua che arriva nelle case è quella trattata e potabilizzata e rispecchia tutti gli stringenti parametri e livelli imposti da Ats e dalla legge. Vogliamo quindi tranquillizzare i cittadini che l’acqua che bevono è potabile».

Lo sottolinea anche Enrico Pezzoli, presidente e ad di Como Acqua (gestore unico della provincia comasca), tra l’altro originario di Leffe: «È mio dovere rassicurare i cittadini lombardi – spiega –. L’acqua che esce dai rubinetti della nostra regione non presenta alcun rischio per la salute. Sono stati completamente travisate le informazioni fornite dai 13 gestori del Servizio idrico integrato che fanno parte della rete Water Alliance – Acque di Lombardia. Tutti i gestori hanno messo a disposizione le informazioni del caso, relative quasi esclusivamente alle acque grezze di falda».

La potabilizzazione

«È però un grossolano errore confondere quest’acqua con quella che tutti noi beviamo – prosegue Pezzoli –. Prima di arrivare al rubinetto essa viene infatti sottoposta a trattamenti di potabilizzazione precisamente regolati dalle norme in vigore. In particolare, in via cautelativa, da anni la totalità delle acque viene trattata – ad esempio – con sistemi di filtrazione a carboni attivi per agire sui Pfas». Sostanze che in Italia non sono vietate da alcuna legge (né la loro produzione né il loro utilizzo), infatti «Greenpeace Italia – si legge nel report – chiede a Governo, Parlamento e ai ministeri competenti di assumersi le proprie responsabilità varando in tempi brevi una legge che vieti l’uso e la produzione di tutti i Pfas, insieme all’adozione di adeguati provvedimenti di bonifica e all’individuazione di tutti i responsabili dell’inquinamento».

Cosa sono i «Pfas»: diversi Stati europei chiedono di bandirli

I Pfas (acronimo inglese di «PerFluorinated Alkylated Substances», in italiano definiti «composti poli e perfluoroalchilici») sono un gruppo di migliaia di sostanze chimiche di sintesi prodotte dalle industrie. Li troviamo presenti in numerosissimi prodotti di uso comune, dai cosmetici ai capi di abbigliamento impermeabili, dalle padelle antiaderenti agli imballaggi in carta, ma anche protagonisti di diversi processi industriali.

Risultano essere pericolosi, sia per l’uomo sia per l’ambiente, tanto che diversi Stati in Europa hanno deciso di chiederne la messa al bando. Infatti, l’esposizione a queste sostanze in alta concentrazione è stata associata a una serie di effetti negativi sulla salute.

Possono causare problemi alla tiroide, danni al fegato e al sistema immunitario, riduzione del peso alla nascita dei neonati, obesità, diabete, elevati livelli di colesterolo e riduzione della risposta immunitaria ai vaccini, diabete gestazionale, impatto negativo sulla fertilità, oltre che alcune forme tumorali come il cancro al rene e ai testicoli. Sono le persone fragili, i bambini e le donne incinte a pagare il prezzo più alto dell’esposizione.

C’è anche da dire che queste sostanze chimiche artificiali altamente persistenti prodotte da alcune attività industriali continuano ad essere ampiamente utilizzate anche in Italia, grazie al fatto che non esiste attualmente una legge che ne vieti la produzione e l’utilizzo. Così come in Italia queste sostanze non sono attualmente inserite tra i parametri da monitorare nelle acque destinate al consumo umano: sostanzialmente non è vi è nessun livello massimo o minimo da rispettare.

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