L' Italia è al 18esimo posto nell 'Unione europea per adozione dell' intelligenza artificiale , con un mercato di oltre 1,2 miliardi di euro che potrebbe raggiungere i 5 miliardi entro il 2030 . Con due supercomputer tra i primi cinque in Europa, la prima legge nazionale sull'IA nell'Ue e imprese di eccellenza che operano su scala globale, il Paese dispone di asset strategici significativi , ma presenta tre criticità : la dipendenza tecnologica dall'estero per l'hardware, il divario salariale del 40-50% rispetto alla Germania e al Regno Unito, che alimenta la fuga di talenti, e il divario di adozione tra le grandi imprese (53,1%) e le Pmi (15,7%). A fotografare la situazione è il rapporto 'L'Italia nell'era dell'IA. Crescita, sfide e prospettive di una rivoluzione in corso', a cura di Luciano Floridi, presidente della Fondazione Leonardo Ets.
Secondo il documento, presentato alla Camera, l' Italia deve costruire le condizioni per poter trasformare l'intelligenza artificiale da minaccia competitiva a opportunità di rilancio industriale . I settori con il maggiore potenziale sono l' analisi testuale e i sistemi conversazionali (32% del mercato, +86% annuo), le applicazioni industriali e la manifattura 4.0, la convergenza IA-Life Sciences e i servizi per la pubblica amministrazione .
Sono tre le "priorità legislative immediate" segnalate ai decisori politici: emanare i decreti attuativi della Legge 132/2025 per garantire certezza del diritto, rendere operativo il fondo da un miliardo di euro definendo i criteri di allocazione per IA, quantum computing e cybersecurity, infine potenziare il regime degli impatriati estendendolo da 5 a 10 anni per profili IA in modo da competere con incentivi tedeschi e britannici.
Le raccomandazioni del Rapporto richiedono risorse incrementali stimate tra 800 milioni e 1,2 miliardi di euro nel triennio 2026-2028 , di cui circa 500 milioni per il fondo Venture Capital dedicato all'IA , 150 milioni per incentivi fiscali al rientro dei talenti , 100 milioni per il potenziamento degli uffici di trasferimento tecnologico universitari e la quota rimanente per formazione , infrastrutture dati e coordinamento .
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