Atalanta, via al nuovo ciclo. Bergamo-Sarri, che intrecci

IL RITRATTO. Dall’infanzia a Castro ai contatti di oggi. La Coppa di Serie D soffiata all’Uso Calcio e l’Europa Legue vinta al Chelsea con Zappacosta. Contro il suo Napoli iniziò l’epopea del Gasp.

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Intrecci di calcio e di vita lunghi 64 anni, che partono dall’infanzia e arrivano ai giorni nostri attraverso le categorie dilettantistiche, la Serie A e persino la Premier e le coppe europee.

L’Atalanta volta pagina, e tutto lascia pensare che il cambiamento sarà drastico, con l’arrivo nella sala dei bottoni del ds Cristiano Giuntoli al fianco dell’ad Luca Percassi, e (a seguire) quello in panchina di Maurizio Sarri, già in orbita nerazzurra un anno fa prima che la dirigenza decidesse (anche per input della squadra) di proseguire sulla linea della continuità tattica.

Sarri e Bergamo

Questa volta la scelta sembra invece quella di una drastica discontinuità. E il primo nome della lista è proprio quello di Sarri, che con il quasi coetaneo Gian Piero Gasperini (che ha un anno di più) è stato il tecnico italiano più innovativo degli ultimi vent’anni, pur su basi completamente diverse: difesa a quattro, esterni bassi bloccati, centrocampo a tre con un perno centrale, difesa sulla palla invece che sull’uomo. Partendo da una cultura del lavoro tutta bergamasca («sono del parere che si possa migliorare semplicemente tramite il lavoro») tradotta in una meticolosità maniacale che fin dai tempi in cui allenava fra i dilettanti gli valsero il soprannome di Mister 33, ove 33 è il numero degli schemi utilizzati sulle palle inattive. Cultura del lavoro espressa anche dal suo iconico look («metto la tuta perché faccio un lavoro da campo, mi sembra ridicolo andare sul campo col vestito da cerimonia. Poi, se devo rappresentare la società metto la divisa») che definire bergamasca è meno campato in aria di quanto possa sembrare. Perché nasce dal clima respirato sin da bambino non solo in famiglia, ma proprio dalle nostre parti, a Castro. Era il 1962 quando papà Amerigo, operaio all’Italsider, fu trasferito dallo stabilimento di Bagnoli (Napoli, dove il piccolo Maurizio era nato nel 1959) a quello di Lovere. E proprio Amerigo ha sempre raccontato che «in poco tempo Maurizio imparò a parlare il dialetto bergamasco meglio dell’italiano». Questione di tre anni, quelli dell’asilo frequentato in una struttura che oggi non esiste più, sostituita da una nuova. Poi la famiglia Sarri tornò nella natia Figline Valdarno (Firenze) dove Maurizio (dopo una breve parentesi da ciclista, vincendo comunque un paio di gare) crebbe completando gli studi e dividendosi fra la carriera da impiegato di banca e la passione per il calcio sui campi più improponibili del pittoresco mondo dilettantistico toscano.

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