Lutto nel mondo dello sport e della politica di Bergamo: è morto Gianfranco Baraldi. Sabato i funerali
IL RICORDO. Avrebbe compiuto a settembre 91 anni. Atleta olimpico, impegnato anche nella vita politica di Bergamo.
Lettura 3 min.Bergamo
Lutto nel mondo dello sport ma anche della politica bergamasca. È morto Gianfranco Baraldi,ex atleta italiano di mezzofondo e personaggio pubblico locale. Nato a Latina il 29 settembre 1935, era legato sportivamente a Libertas Bergamo. Ha gareggiato soprattutto negli 800 e 1500 metri ed è stato azzurro dal 1955 al 1960, con 17 presenze in Nazionale. Due le Olimpiadi a cui ha partecipato: Melbourne 1956 e Roma 1960.
Dodici volte campione d’Italia nelle specialità dei metri 800, 1.500 e 5.000 corsa campestre, ha detenuto anche il primato italiano dei metri 1.000, 1.500, 2.000, 3.000 e 3.000 siepe dal 1955 al 1966. Nel 1956 migliorò il record italiano dei 1500 metri appartenuto a Luigi Beccali.
La politica
Oltre allo sport, la politica. in Forza Italia. F u consigliere comunale a Palafrizzoni e assessore all’Ecologia e allo Sport.
Dal ’90 al ’93 è stato assessore allo Sport e Tempo libero di Palazzo Frizzoni nella Giunta del sindaco Gian Pietro Galizzi. Dal 1993 e fino all’ultima legislatura, cioè nei quattro anni in cui l’amministrazione è stata guidata da Vicentini, è stato consigliere comunale di opposizione, nelle file di Forza Italia. Era impegnato con i lavori nella quarta commissione consiliare, competente nei settori di cultura e servizi sociali. Dal 1999 con il sindaco Cesare Veneziani fu nominato ancora assessore allo Sport, Tempo libero ed Ecologia del Comune di Bergamo.
Un personaggio politico per Bergamo, un grande atleta a cavallo degli anni Cinquanta-Sessanta. «E pensare - aveva raccontato in una intervista a L’Eco di Bergamo del 2012 - che all’atletica ci sono arrivato per caso. Da ragazzo abitavo in Città Alta e il mio divertimento era fare il giro delle Mura di corsa: partenza dal sovrappasso delle funicolare, salita a Colle Aperto, Boccola in discesa, Fara, Sant’Agostino e su di nuovo. Sfidavo chiunque, io a piedi e l’avversario in bicicletta, io un giro e lui due. Vincevo sempre io: ero magro come un’acciuga, pesavo 57 chili, mi chiamavano Gambalunga. Un giorno mi adocchiano quelli della Libertas e mi propongono il tesseramento. La domenica c’è la finale regionale dei campionati di società e mi iscrivono agli 800 metri e ai 1500: li vinco entrambi. La domenica dopo c’è la finale interregionale a Milano, rivinco e faccio 4’03” sui 1500».
«Da ragazzo abitavo in Città Alta e il mio divertimento era fare il giro delle Mura di corsa: partenza dal sovrappasso delle funicolare, salita a Colle Aperto, Boccola in discesa, Fara, Sant’Agostino e su di nuovo. Sfidavo chiunque, io a piedi e l’avversario in bicicletta, io un giro e lui due. Vincevo sempre io: ero magro come un’acciuga»
Nel ’56 il record dei 1500 Alea iacta est, il dado è tratto. Baraldi ha poco più di 18 anni, s’innamora dell’atletica, la sposa, le giura fedeltà eterna. Due anni dopo, nel 1955 è già in Nazionale. «Debutto in un Grecia-Italia ad Atene, vinco 800 e 1500, che stanno diventando le mie distanze classiche, anche se a me piace tutto, tanto è vero che nel mio albo d’oro figurano anche un titolo italiano dei cinquemila, una vittoria nella Cinque Mulini e persino un titolo nazionale militari nei 3000 siepi - continuava così il suo racconto -. Comunque, ormai sono impostato per i 1500 e così nel 1956, a Budapest, batto il primato italiano del grande Luigi Beccali, che resisteva dall’anteguerra: 3’47”6 contro 3’49”. L’atletica, però, non mi consente di campare, per cui continuo a lavorare alla Magrini. Al ritorno da una trasferta con la Nazionale a Mosca, nel 1958, il titolare mi chiama e mi chiede quanto ci vuole per sponsorizzare la Libertas: nasce così la Libertas-Magrini e la cosa mi consente di godere di qualche permesso per dedicare più tempo all’atletica».
Nel 1957 Melburne
Pochi mesi dopo Budapest c’è l’Olimpiade di Melbourne. Baraldi la ricorda, oltre che per la finale sfiorata in entrambe le specialità, per il viaggio aereo interminabile: «Tre giorni con nove scali intermedi». Ricorda anche il clima di tensione fra i sovietici e il resto del mondo: «C’era appena stata la rivolta ungherese soffocata nel sangue dai carrarmati sovietici e gli atleti dell’Urss vivevano separati da tutti. A fine Giochi molti ungheresi non rientrarono a casa: ci fu chi si fermò in Australia, chi scappò in Canada, chi negli Stati Uniti. Io qualche mese prima avevo fatto amicizia con una centometrista, Vera Nesmely, la cercai al Villaggio ma non la trovai. Seppi più tardi che era morta negli scontri a Budapest».
Nel 1960 Roma
Quattro anni dopo l’Olimpiade di Roma: «Vi partecipo in condizioni precarie, a causa di uno strappo ai gemelli rimediato nel ’59 a Oslo. Rincorro il limite per correre almeno gli 800 e alla fine ci riesco, ma in gara non sono più io. Nel ’61 il professor Delitala mi sottopone a un trapianto muscolare, ma alla vigilia di un triangolare con Polonia e Finlandia un secondo strappo mi appieda di nuovo. Ho soltanto 26 anni, ma è il colpo di grazia, la fine della mia carriera». Una carriera, tuttavia, che non lascia spazio a rimpianti, e che vide poi Baraldi su altri fronti. Con una curiosità: fu sua iniziativa, nel 1994, denominare lo stadio di Bergamo «Atleti Azzurri d’Italia».
Camera ardente e funerali
La camera ardente è stata allestita alla Casa del Commiato di via San Bernardino 139/A, a Bergamo: venerdì 19 giugno dalle 12 alle 19 e sabato dalle 8.30 alle 14.30. I funerali avranno luogo sabato 20 giugno alle 15.30 presso la chiesa di San Colombano a Valtesse.
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