L’IA non è neutra: un confronto su rischi e responsabilità
L’INTERVISTA. Chi educa chi nell’era dell’intelligenza artificiale? È la domanda al centro dell’incontro organizzato dalla Gamec nell’ambito del progetto Pedagogia della speranza, che ha visto dialogare il filosofo della scienza Telmo Pievani e l’ingegnere informatico Juan Carlos De Martin.
Bergamo
Per Juan Carlos De Martin, docente del Politecnico di Torino, il primo equivoco riguarda proprio il termine «intelligenza artificiale», nato settant’anni fa anche per ragioni di marketing e capace ancora oggi di generare ambiguità.
L’IA, ha spiegato, non è un’entità autonoma né una forza incontrollabile: è una tecnologia progettata dagli esseri umani e riflette le scelte, i modelli culturali e gli interessi dei suoi creatori. Per questo non coincide automaticamente con il progresso. Può produrre effetti positivi o negativi, a seconda dell’uso che se ne fa. «Mi preoccupa più l’uso che se ne fa che la tecnologia in sé», ha sottolineato De Martin.
Telmo Pievani ha invece spostato l’attenzione sulla trasformazione che l’IA può produrre negli esseri umani. «È preoccupante perché ci asseconda», ha osservato. I sistemi di intelligenza artificiale imparano a conoscerci, a rispondere ai nostri bisogni e perfino a consolarci. Il rischio, secondo il filosofo, non è solo tecnologico ma anche cognitivo e culturale: delegando sempre più funzioni alle macchine potremmo perdere autonomia e spirito critico.
Pievani parla di una vera e propria coevoluzione: non è soltanto l’IA a imparare da noi, ma siamo anche noi ad adattarci ad essa. Con una differenza fondamentale: l’intelligenza artificiale può analizzare enormi quantità di dati, ma non possiede il buonsenso e può riprodurre errori o pregiudizi presenti nei dati e nei software.
Un tema centrale riguarda anche le nuove generazioni
Chi è nato prima dell’esplosione dell’IA ricorda un mondo senza questi strumenti; i più giovani rischiano invece di considerarli naturali e inevitabili. Per entrambi i relatori, l’educazione deve quindi andare oltre la semplice alfabetizzazione tecnica e puntare alla formazione di cittadini consapevoli.
L’intelligenza artificiale rappresenta una rivoluzione per la velocità con cui sta trasformando molti ambiti, dalla sanità alla politica. Ma non è un destino inevitabile: essendo una tecnologia progettata dall’uomo, può essere regolata, orientata e governata. La sfida, hanno concluso i relatori, è imparare a usarla senza esserne usati.
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