Omicidio Centelleghe, chiesto l’ergastolo per Badhan
IL PROCESSO. L’accusa ha chiesto l’ergastolo per Jashandeep Badhan, il giovane 20enne reo confesso dell’omicidio di Sara Centelleghe.
Bergamo
Jashandeep Badhan, l’elettricista ventenne di origini indiane in carcere e reo confesso dell’omicidio di Sara Centelleghe, ha subito provato a chiedere scusa, ma la madre della vittima lo ha zittito in modo brusco.
È iniziata in modo elettrico la penultima udienza del processo per la morte della studentessa 18enne uccisa nella sua abitazione di Costa Volpino la notte del 26 ottobre 2024, che mercoledì 22 aprile ha visto la pm Raffaella Latorraca invocare la condanna all’ergastolo per l’imputato, perché sussisterebbero entrambe le aggravanti che innalzano la pena fino al carcere a vita: quella della rapina del telefonino e quella della crudeltà. Badhan quella notte aveva bisogno di hashish per placare gli effetti di una serata trascorsa tra alcol, cocaina, anfetamina, ketamina e altro e s’era messo d’accordo con la 17enne che era in casa con Sara per uno scambio di droga.
La ricostruzione dell’omicidio
Secondo Latorraca l’avrebbe attirata in trappola, facendola scendere in strada e salendo nell’appartamento in cerca del panetto di hashish che sapeva essere detenuto dall’amica della vittima. Lui abitava nella palazzina gemella ed è passato dal piano interrato evitando così di incontrarla. Sara, che stava dormendo, s’è svegliata trovandoselo di fronte e s’è spaventata. Lui l’ha prima tramortita con pugni, poi le ha sbattuto il capo sul pavimento, quindi l’ha strozzata e infine ha infierito con 77 colpi di forbice.
Poi è scappato col telefonino della 18enne lasciandosi dietro le sue orme insanguinate e una moltitudine di indizi. Non per nulla i carabinieri sono arrivati a lui in fretta. «La sua è una confessione, per carità, ma bisogna valutare il contesto in cui è maturata», ha osservato la pm, facendo intuire che l’imputato non avrebbe comunque avuto scampo. Per l’accusa Badhan non merita le attenuanti generiche.
«La grande protagonista di questa vicenda è la droga – ha chiosato Latorraca ¬ -, ambiente al quale la vittima era estranea. L’unica sua colpa è di essersi svegliata dopo aver studiato tutto il giorno. Una vicenda tragica in cui ci sono solo vinti e non vincitori. Ma nella quale è giusto che l’ordinamento giuridico reagisca con proporzione e severità dovute per riaffermare la tutela della vita calpestata, disprezzata, calpestata con crudeltà di una ragazza poco più che adolescente».
La posizione della difesa
«Non cadiamo nel populismo – ha esortato il difensore Roberto Grittini -, la pena deve
essere rieducativa e non possiamo ragionare come nella giungla, in base all’occhio per occhio dente per dente. Bisogna dare un segnale forte, però bisogna giudicare secondo il diritto». Per l’avvocato non sussisterebbero né l’aggravante della crudeltà («Sarà era già morta quando l’imputato ha sferrato i 77 colpi di forbice, lo dice il medico legale») né il nesso teleologico.
Gli avvocati Enrico Pollini e Roberto Pizio, legali di parte civile rispettivamente per la madre e il padre di Sara, hanno sostenuto che alla 18enne sono state provocate sofferenze supplementari e che dunque la crudeltà c’è stata. Inoltre, per Pizio non si tratta di un delitto d’impeto perché tra il momento in cui l’assassino si è trovato di fronte una ragazza spaventata e quello in cui le ha inferto l’ultimo colpo di forbice prima di fuggire, è passato «un significativo lasso di tempo». Sentenza il 13 maggio.
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