Cronaca / Valle Brembana
Venerdì 06 Febbraio 2026
Vedeseta, crepe su strada ed edifici: il borgo di Lavina continua a cedere
LA FRANA. Il borgo scivola verso il torrente Enna, i residenti: sempre peggio. Chiesa inagibile. Il sindaco: manca uno studio approfondito, chiesti i fondi.
Vedeseta
Il grande portone in legno della chiesa di Lavina di Vedeseta si apre ormai solo al 30%. Ma non perché qualche ingranaggio sia rotto. Il pavimento si è sollevato e l’apertura totale è diventata impossibile.
È uno dei tanti segni in cui ci si imbatte arrivando nella piccola frazione della Valle Taleggio, 17 abitanti fissi ma più di cento oriundi che tornano in estate. Qui le comunità che si sono succedute convivono da secoli con il lento franare del terreni verso il torrente Enna, distante alcune centinaia di metri. Una frana storica - che in realtà riguarda tutto il territorio di Vedeseta - i cui segni sugli edifici e sulla strada, crepe, cedimenti, sembrano essere peggiorati negli ultimi anni.
È lo stesso recente rapporto dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, a confermare come il territorio del comune valtaleggino sia tra i più a rischio nella nostra provincia: in testa c’è Fuipiano Imagna, dove il 93,8% della popolazione vive su superficie a rischio molto elevato o elevato, quindi Vedeseta, con il 75,9%.
Lo sanno bene soprattutto gli abitanti e i proprietari delle seconde case a Lavina, il borgo storico a valle del capoluogo, appena sopra il torrente Enna e sotto la strada provinciale.Un monitoraggio dei movimenti a Lavina non c’è, ma i segni arrivano dagli edifici. Un anziano mostra un cavo del telefono che va da una casa all’altra. «Vede, in questi mesi l’ho allentato due volte - dice - perché altrimenti si sarebbe staccato. La casa più a valle scivola e il cavo ha sollevato del calcinaccio». Anche la strada di accesso alla frazione, secondo i residenti, negli ultimi mesi ha visto sorgere nuove fessurazioni e a cedere ulteriormente.
La chiesa spogliata degli arredi
Ma le crepe più evidenti restano quelle della storica chiesa di Lavina, risalente al 1428, più volte rinnovata proprio perché in perenne lento movimento e quindi rovinata, l’ultima volta a fine Ottocento. Ora è passato più di un secolo dall’ultimo consistente consolidamento e i segni dello scivolamento si vedono
«Da circa un anno - dice il parroco don Matteo Carrara - è chiusa, perché si staccano calcinacci dal controsoffitto. Abbiamo tolto tutti gli arredi sacri, tranne la statua della Madonna: per volontà dei parrocchiani, è rimasta, custodita in una nicchia, al riparo dalla caduta di calcinacci. La situazione è precaria, quindi, si è preferito chiudere l’edificio al pubblico». Così l’unica Messa durante l’anno, quella del 13 agosto, vigilia dell’Assunta, festa della frazione, viene celebrata sul sagrato antistante.
«Vedeseta capoluogo - dice il sindaco Luca Locatelli - sembra non muoversi, anche grazie agli interventi fatti negli ultimi anni: due milioni di euro per opere di drenaggio a monte del paese. I due piezometri che rilevano il livello d’acqua sottostante ci dicono che negli ultimi anni non ci sono stati movimenti». «Diverso il caso di Lavina - continua il primo cittadino -. Qui non abbiamo un monitoraggio e non c’è ancora uno studio approfondito per il quale servirebbero circa 200mila euro. I segni visibili, la strada che cede e le crepe nei muri, ci dicono purtroppo che, probabilmente, un movimento negli ultimi anni c’è stato, seppure lento. Anche qui abbiamo chiesto un milione di euro per eventuali interventi sul dissesto».
Lo scorso anno, a valle della frazione, è stata realizzata una centralina idroelettrica con strada di accesso e il passaggio di mezzi pesanti. Secondo qualche residente potrebbe aver contribuito a peggiorare la situazione. «I lavori della centralina non c’entrano - rassicura il sindaco -. Le cause sono ben altre». Chi conosce a fondo la situazione idrogeologica di Vedeseta e Lavina è Arrigo Arrigoni, già sindaco dal 1995 al 2004, studioso della Val Taleggio. «Tutto il territorio di Vedeseta è da sempre a rischio - dice -. Il terreno, ricco di argillite e impregnato d’acqua, scivola su uno strato di roccia. Le chiese del paese, ma anche di Taleggio, di fatto, lungo i secoli, sono state rifatte proprio perché poco alla volta si danneggiavano».
L’erosione del torrente Enna
«Poi c’è la continua azione erosiva del torrente Enna, ai piedi di Vedeseta - continua Arrigoni - che scava sotto proprio la frazione Lavina. A suo tempo avevamo fatto realizzare alcune briglie nel torrente per cercare di ridurre l’erosione del corso d’acqua. Così come avevamo fatto opere di drenaggio dal terreno, tramite alcuni tubi. Ma dopo alcuni anni servirebbe, probabilmente, un ulteriore intervento».
Che lo scivolamento del paese sia ancora in atto e che l’azione dell’Enna, seppure lentamente, continui, sarebbe dimostrato da altri due eventi: «Il nuovo ponte della Lavina, proprio sopra l’Enna - dice Arrigoni - pare subisca la pressione del terreno dal versante di Vedeseta. Viene spinto sull’altra sponda. C’è poi l’erosione dell’Enna che, poco più di un anno fa, si è mangiato un pezzo di strada rurale proprio vicino al ponte di Lavina (anche qui sono stati chiesti fondi per intervenire, ndr)».
Gli abitanti della frazione, però, ormai, dopo secoli di convivenza con la frana, non sembrano preoccupati più di tanto. «Prima che frani tutta la frazione, qui, probabilmente, non abiterà più nessuno», dice uno di loro.
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