Traffico illecito di rifiuti tessili a Spirano una discarica abusiva con 925 tonnellate
L’INDAGINE. In un capannone i carabinieri Forestali di Brescia hanno trovato 925 tonnellate di scarti di lavorazione: indagato il gestore, 61enne di Strozza.
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Una discarica abusiva già attiva. E altre che, nei piani del gruppo criminale, lo sarebbero state a breve. Puntavano dritto sulla Bergamasca i piani di sviluppo, fuori dal perimetro della legalità secondo la magistratura bresciana, dell’azienda del lago di Garda che i carabinieri Forestali di Brescia hanno sequestrato ieri nell’ambito di una più ampia indagine su un traffico illecito di rifiuti tessili che ha portato, secondo gli inquirenti, al finto smaltimento di 26mila tonnellate di scarti di lavorazione che sono stati poi classificati come materia prima recuperata.
Rifiuti abusivi sequestrati
Il gruppo infatti aveva in affitto un capannone a Spirano, in cui i carabinieri hanno trovato e sequestrato 925 tonnellate di rifiuti ma, stando a quanto emerso dalla intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, aveva già messo gli occhi su altri analoghi immobili industriali a Stezzano e Tavernola che sarebbero potuti diventate altre due discariche abusive. Secondo i magistrati bresciani, che hanno chiesto e ottenuto una ordinanza per il sequestro della Ri.Te.Ca di Desenzano del Garda, di una flotta di autocarri e di disponibilità finanziarie per 12 milioni di euro, il gruppo avrebbe «gestito e smaltito illecitamente, abbandonandoli in svariati capannoni del Nord Italia, oltre 26mila tonnellate di scarti tessili, un quantitativo equivalente al peso di oltre 50 milioni di capi d’abbigliamento, provenienti in gran parte dalla Toscana».
Nello specifico, utilizzando la flotta di autocarri che è finita sotto sequestro, il gruppo ritirava a prezzi concorrenziali migliaia di tonnellate di scarti di lavorazioni tessili e poi, sempre secondo l’accusa, omettendo le necessarie operazioni di cernita ed igienizzazione, riclassificava i rifiuti come materia prima recuperata (End of Waste), per poi riempire 15 capannoni industriali dislocati in nove province tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Nel complesso sono una ventina le persone indagate, tra cui un 61enne di origini siciliane residente a Strozza che, come amministratore di una società, avrebbe gestito il capannone di Spirano nel quale erano state stoccate 925 tonnellate di rifiuti.
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