Una vita per famiglia e lavoro, addio al patron del «Botto» della Roncola

IL LUTTO. Chi ha conosciuto Claudio Mazzoleni lo ricorda con il sorriso: sempre pronto alla battuta, alla risata, a una parola gentile. Con la sua chitarra e il pianoforte cantava, intratteneva, accoglieva gli ospiti del ristorante «Botto».

Roncola San Bernardo

Un’improvvisa malattia e dopo un mese mezzo di sofferenze Claudio Mazzoleni, 74 anni, di Roncola San Bernardo, titolare e pizzaiolo del ristorante «Botto», è scomparso domenica 26 aprile lasciando nel dolore la moglie Maria, i figli Alessandro, Elisa ed Elena, il fratello Achille con tanti nipoti. Al «Botto», però, Claudio non era soltanto una presenza operosa. Era una presenza viva, allegra, capace di alleggerire ogni giornata.

Per tanti clienti non era solo uno dei volti del ristorante: era parte dell’esperienza, del calore, della memoria di quel luogo

Chi lo ha conosciuto lo ricorda con il sorriso: sempre pronto alla battuta, alla risata, a una parola gentile. Con la sua chitarra e il pianoforte cantava, intratteneva, accoglieva gli ospiti con quella naturalezza rara di chi non interpreta un ruolo, ma porta semplicemente se stesso dentro il proprio lavoro. Per tanti clienti non era solo uno dei volti del ristorante: era parte dell’esperienza, del calore, della memoria di quel luogo.

Dal 1977 una storia di famiglia

La sua è la storia del ristorante «Al Botto», nato nel 1977 dall’intuizione e dal coraggio dei fratelli Lino, Eugenio, Claudio e Achille Mazzoleni. Una storia di famiglia, lavoro per quasi cinquant’anni.

«Con i fratelli aveva condiviso l’avventura di trasformare un luogo della Roncola in una casa aperta a tutti»

«Nostro papà, nato nel 1951, apparteneva a quella generazione che ha conosciuto il valore del lavoro prima ancora delle parole. Con i fratelli aveva condiviso l’avventura di trasformare un luogo della Roncola in una casa aperta a tutti: famiglie, sposi, clienti di passaggio, amici, generazioni di bergamaschi saliti al nostro ristorante per un pranzo, una ricorrenza, una domenica diversa – ricordano con emozione il figlio Alessandro con le sorelle Elisa ed Elena –. Era profondamente legato ai suoi fratelli. Un legame forte, quotidiano, fatto di lavoro condiviso, complicità, rispetto e presenza. In particolare, il dolore di questi giorni si unisce a quello, ancora vivo, per la recente scomparsa del fratello maggiore Eugenio. Entrambi sono stati per anni figure di accoglienza al “Botto”: volti familiari, riconoscibili, capaci di far sentire gli ospiti attesi prima ancora che serviti».

Mercoledì pomeriggio 29 aprile alle 14,30, la liturgia funebre, partendo da piazza Marconi 8, per la chiesa parrocchiale dove il parroco presiederà il funerale con monsignor Daniele Rota.

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