Arriva la ruspa, giù l’ex canonica di Gorno. «È parte della nostra storia»
I LAVORI. Avviata la demolizione della struttura a rischio crollo a causa dell’instabilità del terreno. Resta il portale: «Vedremo come valorizzarlo».
Lettura 1 min.Gorno
È entrata in azione di buon’ora, venerdì 10 luglio, la ruspa da 230 quintali con pinza selezionatrice dell’impresa «Edil Scavi», ma per il titolare Damiano Perani, 39 anni, del paese, il manovratore Saimon Quistini, il committente, vale a dire la parrocchia, e la gente di Gorno non si è trattato di una demolizione come tante altre. A ogni colpo del mezzo meccanico, infatti, a crollare era un po’ di storia della comunità della Valle del Riso: l’ex casa canonica, a rischio crollo per l’instabilità del terreno su cui è stata costruita. Come la vicina chiesa parrocchiale di San Martino, i cui movimenti e crepe sui muri documentano la precarietà: l’«implosione», come la definiscono i tecnici, potrebbe avvenire da un momento con l’altro, magari tra mesi.
«La situazione era precaria»
Intorno alle 7 è stato messo in azione anche un potente cannone nebulizzatore, per contenere la dispersione di polvere con l’impiego di acqua. Poi, con grande perizia, la pinza ha iniziato a «mangiare» muri, pavimenti e tetto dell’ex canonica. «Abbiamo avuto la conferma che la situazione era davvero precaria – ha commentato il parroco, padre Angelo Epis –, per la qualità dei materiali e la stabilità. Con l’impresa abbiamo salvato il portale con la data 1818: valuteremo come valorizzarlo». Tra il caldo e il cantiere che anticipa quella che sarà la sorte della chiesa di San Martino, a Gorno nessuno ha voglia di parlare. Neppure il sindaco Giampiero Calegari, che ha fatto un sopralluogo di prima mattina, ha nascosto l’amarezza: «Si chiude il cuore: pensiamo alla chiesa, a quanti momenti importanti ciascuno di noi ha vissuto in quest’edificio che è destinato a essere cancellato».
Qualcosa, tra le opere d’arte più importanti, gli altari e l’organo, forse le statue in cima alla facciata principale, dovrebbe essere salvato. «Ci proviamo, ma entrare è sempre più rischioso», ha sottolineato padre Epis. Damiano Perani terminato qui avrà un altro cantiere in paese, la demolizione in via dei Campari di un’altra casa segnata dalle crepe nei muri: «È il mio mestiere, certo – è stato il suo commento – però è triste dover tirare giù edifici che fanno parte della propria storia».
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