Evar Cortinovis, l’amore per la montagna e quel «sì» pronunciato in vetta alle Orobie
IL LUTTO. Erano stati scelti gli scarponi, quel 7 ottobre 2023 al rifugio Albani, 1.939 metri di altitudine, sopra Colere, come simbolo del loro matrimonio. Sabato la tragedia nella Conca dei Giganti.
«Vi fidate della loro protezione e di un appoggio sicuro grazie a loro, così come tra voi nella vita di tutti i giorni – era stato detto a Evar Cortinovis e Gabriella Riccardi mentre coronavano il sogno di dirsi sì davanti alla Regina delle Orobie –. Siano quindi un simbolo della vostra unione per il resto della strada che insieme avete ancora da percorrere».
La montagna che ha tradito Evar, deceduto sabato 18 aprile alla Conca dei Giganti, colpito da un masso alla gamba che gli ha reciso un’arteria. La montagna era una dei grandi amori della coppia di Gazzaniga. Anche la richiesta di matrimonio era arrivata ad altissima quota: gli oltre 4.000 metri del Gran Paradiso, l’8 luglio 2023. Gli amici ancora si commuovono per la dedica che Cortinovis aveva postato sui social con «Evo e Gabry» abbracciati a fianco della Madonnina in vetta: «Il nostro primo 4.000 insieme, il momento migliore per chiederle di sposarmi e... ha detto sì».
Socio della sottosezione «Francesco Baitelli» di Gazzaniga del Club alpino italiano, lo ricorda il presidente Giordano Santini: «Amava la montagna e le uscite impegnative. Aveva seguito i corsi della Scuola Valseriana, era esperto. Addoloratissimi, siamo vicini alla famiglia e parteciperemo al funerale». «Le nostre amate Orobie», scriveva spesso sui social Evar Cortinovis. Pure quando le «tradiva» per Legnone, Piccole Dolomiti Vicentine, Punta Castore o Adamello, tanto per citarne qualcuna. Imprese solitarie e spesso con Gabriella Riccardi, con quella firma «Evo e Gabry» che li ha portati in Presolana, al Tagliaferri, all’Albani...
«Evar da cliente assiduo è diventato un amico – racconta scosso il rifugista Chicco Zani –. Umile e preciso, ci siamo visti per Pasqua, era salito con il bimbo. Gli piacevano tantissimo i nostri casoncelli comuni, li aveva voluti anche il giorno delle nozze. Siamo vicini alla famiglia, ci sentiamo parte di loro».
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