La tragedia di Nembro: «Ho sentito le urla della signora che chiedeva aiuto»

NEMBRO. La vittima Giuseppe Lombardini, pensionato di 72 anni è stato ucciso dal figlio trentacinquenne, ora piantonato al «Papa Giovanni» in stato d’arresto. Grave anche la mamma.

«Ho sentito le urla della signora che chiedeva aiuto, sono salita al piano di sopra e l’ho trovata stesa a terra, vicino alla porta d’ingresso. Ha detto che il figlio voleva ammazzarla. L’ho aiutata a mettersi seduta e ho visto che sotto di lei c’era un lungo coltello da cucina, come se avesse voluto nasconderlo».

Il racconto della donna è lucidissimo e sembra di essere lì, sabato sera, in quell’appartamento al terzo piano di via Rossini 10/G a Nembro, l’abitazione di Giuseppe Lombardini, pensionato di 72 anni, ex responsabile dell’Ufficio personale della Bas, della moglie Maria Angela Stella, casalinga di 66, e il figlio Matteo, di 35. Lì dove poco prima delle 20 si è consumato l’ennesimo omicidio in famiglia, il terzo in tre mesi nella nostra provincia. Al culmine di un litigio, pare iniziato già nel pomeriggio, Matteo ha impugnato un coltello e ha ucciso il padre e ferito gravemente la madre, operata d’urgenza e ricoverata in prognosi riservata all’ospedale «Papa Giovanni XXIII». La figlia minore Chiara, 30 anni, mamma da circa un mese, è sposata e non abita in paese. Ha saputo cos'era successo pochi minuti dopo, quando il fratello l’ha chiamata al telefono e l’ha fatta parlare con la donna che per prima è andata a soccorrere la mamma. «Mi provocano, è colpa loro, mi hanno fatto inc...are», ha detto Matteo alla donna, italiana di origini colombiane, che sabato sera si trovava nell’appartamento al secondo piano dove vive un anziano amico di famiglia di cui si prende cura. Insieme a lei è salito anche il dirimpettaio, Giorgio Pulcini, 35 anni. Gli altri condomini erano fuori casa.

La ricostruzione dell’omicidio

Da quanto è stato possibile ricostruire – i carabinieri stanno ancora effettuando accertamenti – all’origine del delitto ci sarebbero i problemi psichici di cui il giovane soffre da tempo: nel 2009 aveva ferito con una forbice il padre e la sorella. I vicini, allarmati dalle urla, avevano chiamato i carabinieri ma il papà non aveva voluto denunciarlo. Da allora, Matteo era sempre stato in terapia, «ma la mamma mi ha detto che di recente aveva cambiato lo psichiatra», racconta ancora la soccorritrice, assistente sociale con un passato da Oss.

Le testimonianze dei vicini

«Ho sentito dei rumori e delle urla dal piano di sopra – racconta Pulcini, che di Matteo è stato compagno di classe alle Medie –, sono salito e ho visto la signora a terra e lui che la picchiava. Mi sono accorto che dietro la donna c’era del sangue, lei mi ha detto di chiamare i carabinieri e sono tornato a casa per contattare il 112. Ho detto che c’era un ragazzo che aveva picchiato la mamma e che c’era del sangue, ma non mi ero reso conto di quello che era successo. Nel frattempo è salita anche la signora colombiana, io dopo aver chiamato l’ambulanza sono tornato nell’appartamento dei Lombardini e mi sono accorto che dietro la signora, che si era seduta contro lo stipite, c’era un lungo coltello da cucina. Il figlio era lì, non si è mai mosso, e noi pensavamo che fosse ferita solo la signora.

È stato Matteo a dirci che in cucina c’era anche il padre, ma per lui ormai non c’era più niente da fare, era già morto». L’assistente sociale è andata in cucina e ha trovato il corpo di Giuseppe Lombardini supino, in un lago di sangue: ha chiamato per la seconda volta il 112 raccontando cos’era successo e facendo scattare i soccorsi d’urgenza: sono arrivate automedica e ambulanze del 118, i carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo e i tecnici della Scientifica, che hanno bloccato l’accesso all’appartamento ed effettuato i rilievi. Il coltello è stato sequestrato e Matteo Lombardini trasportato all’ospedale «Papa Giovanni XXIII», dove è piantonato in stato di arresto per l’omicidio del padre e il tentato omicidio della madre. Si è ferito alle mani probabilmente nella colluttazione con la donna, che ha tentato di difendere il marito e togliergli il coltello. La salma di Giuseppe Lombardini è stata composta nella camera mortuaria dell’ospedale in attesa dell’autopsia, che sarà disposta dal sostituto procuratore Antonio Pansa, mentre la mamma è ricoverata in gravi condizioni dopo essere stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Il 35enne nei prossimi giorni sarà interrogato dal gip per la convalida dell’arresto.

Le parole del sindaco di Nembro

«Non conosco la famiglia, anche se abito a duecento metri di distanza – commenta il sindaco, Gianfranco Ravasio –: sabato sera ho visto ambulanze, carabinieri e polizia ma ho saputo quello che era successo solo il giorno dopo. Posso solo dire che Matteo non era seguito dai Servizi sociali del Comune e che sono vicinissimo alla sorella e alla madre, a cui auguro una prontissima guarigione. Da quello che ho sentito in paese si tratta di una famiglia molto riservata con cui poche persone erano in confidenza».

Nella palazzina di via Rossini a Viana resta lo sgomento dei vicini e un mazzo di fiori posato davanti al portoncino d’ingresso. «Sono stata insegnante di Matteo per tre anni alle Medie – ricorda Marcella Maurizio, che abita nella palazzina di fronte –, so che aveva avuto dei problemi in passato ed era stato anche in comunità terapeutica, ma ora viveva con i genitori e mi capitava di incontrarlo sotto casa. Ci salutavamo, quando c’era Giuseppe gli chiedevo della nipotina appena nata e si illuminava, era felicissimo di essere diventato nonno. Non pensavo potesse succedere una tragedia simile».

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