Cronaca / Valle Seriana
Sabato 14 Febbraio 2026
La valanga a Valbondione: «Poteva andare molto peggio, siamo stati fortunati»
IL RACCONTO. Scialpinista 50enne di Albino sotto la neve in Val Cerviera. L’allarme dallo skialper con cui era salito. «Non ci sembrava impervio, ho temuto il peggio».
Ancora valanghe sulle Orobie. E ancora scialpinisti che rimangono travolti, fortunatamente anche questa senza gravi conseguenze. L’ultimo episodio ieri alle 11.30, a Valbondione, dove una valanga con un fronte di un centinaio di metri ha travolto uno scialpinista in Val Cerviera, a circa 2.800 metri di quota, poco al di sotto del pizzo dei Tre Confini.
La dinamica dell’incidente
L’uomo, un 50enne di Albino, si trovava in zona insieme a un altro scialpinista, Diego Pacati, classe 1979, di Lizzola, con cui stava affrontando la salita sugli sci, quando è avvenuto il distacco che lo ha travolto. L’allarme è stato lanciato dall’amico: il telefono non prendeva in quella zona, così si è spostato per trovare campo e allertare il 112.
Il lavoro dei soccorritori
Su posto due elicotteri ed è stato allertato il Soccorso alpino, mentre un’ambulanza attendeva a Valbondione. Le condizioni del 50enne sono apparse meno gravi del previsto, e il 50enne è riuscito a uscire dalla coltre bianca in autonomia. Stabilizzato sul posto, è stato trasportato in codice giallo all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
La testimonianza dell’altro scialpinista
«Ho temuto il peggio: quando ho visto la valanga staccarsi, la paura è stata tanta», confida Pacati che aveva affrontato la salita insieme al 50enne di Albino. «Lo conosco solo di vista - riferisce Pacati -. Ci siamo incontrati casualmente nel parcheggio, mentre mettevamo gli sci per partire».
L’incontro mattutino li ha portati però a condividere la salita lungo il percorso che da Lizzola porta alle sorgenti del torrente Bondione, fin su al confine con la Val Cerviera. «Lui mi ha chiesto dove avessi intenzione di andare: io da solo non mi sarei fidato a salire al Tre Confini, ma lui mi ha proposto di andarci insieme». Con il senno di poi, Diego non esita a dire che «non ci sembrava una zona così impervia, non avevamo valutato correttamente la situazione».
La salita dei due, a un certo punto, li ha visti separarsi: «Io ho avuto dei problemi con l’attacco di uno sci, che si è ghiacciato, per cui non saliva più lo stopper - continua Diego -. Lui è arrivato quasi in cima al Tre Confini, io sono rimasto indietro, una cinquantina di metri». Ma nemmeno l’amico è arrivato in vetta. «È tornato indietro per paura. Mentre mi stava venendo incontro è rimasto però sotto la valanga».
Sono stati attimi di panico. «È partito un enorme cumulo di neve: non saprei dire le dimensioni, ma sicuramente una massa molto grande. All’inizio lo chiamavo ma non lo vedevo, poi mi ha risposto da tutt’altra parte rispetto a quella in cui mi sarei aspettato che fosse. Era rimasto sotto la neve con un solo sci, ma mi ha urlato subito che stava bene. Mi ha chiesto comunque - è il finale del racconto - di chiamargli i soccorsi».
Ma a quota 2.800 metri il cellulare non prendeva. «Sono dovuto scendere per circa 300 metri, fino alla zona in cui nasce il Bondione, alle Foppe Alte». La valanga si è staccata intorno alle 11.30. In meno di un’ora sul posto è arrivato l’elisoccorso, che ha trasportato l’uomo in codice giallo all’ospedale Papa Giovanni.
Diego è tornato verso Lizzola con i suoi sci, «ma nello scendere ho perso quello che aveva l’attacco rotto e non sono più riuscito a recuperarlo. Mi ha richiamato un operatore del Soccorso alpino per chiedermi come stessi e alla fine sono venuti loro a recuperarmi nella zona delle baite di Sasna».
Resta, ancora fortissima, la paura: «Poteva andare molto peggio, siamo stati fortunati».
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