Minacce di morte, botte ed estorsioni: presi i 7 della baby gang della Val Seriana
LE INDAGINI. Accusati di tre episodi tra il 2024 e il 2025: un 13enne non voleva più uscire di casa. Hanno tra i 15 e i 18 anni, per una rapina sul treno usato l’algoritmo di identificazione facciale.
Lettura 2 min.Val Seriana
Minacce di morte, aggressioni e intimidazioni, tanto che uno dei ragazzini che avevano preso di mira aveva paura a uscire di casa. Sono sette, tutti della Bassa Val Seriana (uno di 18 anni, uno di 15, tre di 16 e due di 17) i ragazzi che venerdì 7 agosto si sono trovati alla porta di casa i carabinieri della Stazione di Albino e quelli del Nucleo operativo di Clusone.
Estorsione e rapina
All’epoca dei fatti contestati, tra il 2024 e il 2025, erano tutti minorenni e il gip del Tribunale dei Minori di Brescia ha disposto per loro misure cautelari per una serie di gravi episodi di estorsione e rapina commessi in Val Seriana e su un treno Bergamo-Treviglio. Due di loro sono stati collocati in una comunità: si tratta di un diciassettenne che, pur essendo incensurato, era già in una comunità dopo essere stato arrestato per rapina, estorsione, furto con strappo, lesioni, danneggiamenti, porto abusivo di oggetti atti a offendere, violazione di domicilio e interruzione di pubblico servizio e del 15enne che, secondo il giudice, vista la giovane età, potrebbe beneficiare dei programmi educativi e formativi offerti dalle comunità per minori.
Per tutti gli altri invece è stato disposto il collocamento nell’abitazione familiare con prescrizioni comportamentali rigide e l’obbligo di restare in casa tra le 21 e le 7, in modo da allontanarli da contesti a rischio e prevenire contatti con le vittime.
L’indagine
L’indagine dei carabinieri, coordinata dalla Procura per i minori di Brescia, ha permesso di accertare una serie di episodi documentati grazie alle dichiarazioni delle vittime e dei testimoni, alle riprese delle telecamere e anche all’algoritmo di identificazione facciale. Tutti sono stati poi riconosciuti dai ragazzini come gli autori dei pestaggi, delle estorsioni e delle rapine che sono avvenute principalmente in luoghi pubblici e in pieno giorno, elemento che fa capire il loro elevato grado di pericolosità e di spavalderia.
La ricostruzione
Tutto è partito il 18 settembre 2025, quando alla Stazione dei carabinieri di Albino si è presentata la mamma di un ragazzino, allora 13enne, denunciando che da novembre 2024 il figlio aveva cominciato ad acquistare vestiti contraffatti dal quindicenne (allora appena 14enne) il quale però, alla consegna della merce, chiedeva sempre un prezzo maggiore di quanto pattuito. Le mamme dei due ragazzi si erano telefonate e quella del 14enne le aveva restituito 85 euro. Da quel momento, però, per il 13enne era cominciato l’incubo. Via chat era stato minacciato di morte e di ogni tipo di violenza se non avesse consegnato i soldi: «Giuro che ti sgozzo», «ti ammazzo e faccio il video mentre sei in ginocchio», «ti riempio di botte». Minacce ripetute anche durante incontri fissati in luoghi isolati e per mezzo di altri amici. Alla fine il tredicenne gli aveva consegnato un totale di 4mila euro in diverse tranche. Il 29 settembre, all’ennesima richiesta di 500 euro, il ragazzino si era confidato con la madre raccontando tutto. Anche lei, a ottobre, aveva ricevuto dal 14enne minacce di morte e la richiesta di 500 euro.
L’aggressione sul treno
Un altro grave episodio riguarda sempre il 15enne, questa volta in compagnia del 18enne. I due sono accusati di aver aggredito, il 6 settembre 2025 insieme a un maggiorenne (per cui si procede a parte) tre ragazzini, colpendone uno con un calcio in faccia per farsi dare 10 euro. Infine, tutti tranne il 18enne sono accusati di una rapina a un 15enne il 17 maggio 2025 sul regionale Bergamo-Treviglio, mentre il ragazzino era in compagnia di due amici. Il gruppo lo aveva immobilizzato e strappato 10 euro dalla cover del telefono, aggredendo anche gli altri intervenuti a sua difesa. Le vittime erano poi scese alla fermata di Treviglio Ovest e avevano denunciato la rapina alla Polfer. In questo caso attraverso le riprese delle telecamere i sei sono stati identificati prima con l’algoritmo di identificazione facciale, poi con la comparazione fotografica e infine con i controlli in banca dati Sdi.
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