Orobie, oltre un metro di neve in meno rispetto a un anno fa - La foto al Curò a confronto

I DATI. Malgrado le temperature in quota stiano segnando valori minimi notturni negativi dallo scorso 8 marzo, lo spessore del manto nevoso risulta in costante calo con il trascorrere delle giornate assolate.

Da un semplice confronto fotografico, tra gli scatti eseguiti sabato scorso al rifugio Curò e quelli del medesimo periodo dello scorso anno, si può comprendere come il quantitativo di neve oggi presente al suolo sia inferiore, con cespugli di pini mughi e rocce che affiorano in modo più evidente. Questo minor spessore si traduce, inevitabilmente, in uno «stoccaggio di neve» più limitato in vista del suo scioglimento tardo primaverile considerando poi che il livello della diga del Barbellino risulta già ora inferiore di alcuni metri rispetto allo scorso anno. Decisamente più marcata risulta invece la differenza rispetto all’inizio di aprile di due anni fa, come potevano confermare i dati ricavati dalle stazioni di Arpa Lombardia.

A quella della diga del lago Fregabolgia (Carona, 1.955 metri) venne misurato uno spessore di 237 centimetri contro i 93 di ieri, a quella di Vilminore (a 1.856 metri di quota) 204 centimetri, rispetto ai 73 di lunedì 30 marzo e, infine, a quella del Barbellino (Valbondione, 1.784 metri) 160 centimetri contro i 54 di ieri. Allargando l’analisi agli ultimi dieci anni emergerebbe poi che l’accumulo registrato nell’aprile del 2022 risultò il più scarso, così come il livello dell’acqua presente nell’invaso più grande della Bergamasca.

Tra i fenomeni che possono contribuire a velocizzare lo scioglimento della neve presente al suolo non va poi dimenticato quello legato alla deposizione di polveri sahariane (trasportate sulle nostre regioni dai venti di scirocco e libeccio. Polveri che contribuiscono a diminuirne il suo potere riflettente nei confronti dei raggi solari e quindi a velocizzarne lo scioglimento.

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