(Foto di bonacorsi)
IL CASO. Campeggiatori nella conca del Coca, dove ci sono solo sassi e detriti In corso le valutazioni del Cai. «Alcuni interventi richiederanno macchinari».
Lettura 1 min.Qualcuno nella conca del Coca nella notte tra sabato e domenica ci ha dormito in tenda. Però, al posto della piana tagliata dal torrente, l’immagine che hanno bene in mente gli escursionisti che sono passati di lì prima di giovedì, i campeggiatori hanno trovato uno scenario sconvolto: «Ormai ci sono soltanto sassi e detriti, stento a riconoscere il posto», dice Fabrizio Gonella, che con la moglie Silvana Rodigari gestisce il rifugio «Mario Merelli al Coca».
Forte quindi la sorpresa quando si è alzato presto per continuare a rimettere in sesto il possibile, dopo la disastrosa ondata di maltempo che si è concentrata proprio tra i «Giganti delle Orobie». «Mi sarei aspettato di vedere tutto, ma non due tende proprio lì», ripete il gestore, salito per constatare con i propri occhi quanto ha lasciato dietro di sé l’ondata di acqua limacciosa che nello scendere verso Valbondione ha travolto tutto, portando via pezzi di sentiero, ponticelli, catene di sicurezza. «Non so da dove possano essere arrivate – continua Gonella – ma tra i sassi e il fango portati dalla piena nella conca ci sono delle tavole di legno». Strappate chissà dove, mentre i paletti metallici delle Scalette appena sotto il rifugio sono stati piegati, le catene sparite.
Ecco, il tratto delle Scalette è proprio il più difficile da superare nella salita al «Coca»: «Il resto avrà bisogno di manutenzione, ma è percorribile con un’attenzione in più – riepiloga il rifugista –. Si è poi creata una voragine che si dovrà riparare, adesso viene il tempo dei lavori e il Club alpino italiano è in campo: posso dire di sentirmi in ottime mani».
Con un po’ di straordinari nelle manutenzioni, la casa alpina posta a 1.892 metri di quota è tornata operativa al 100 per cento, anche se domenica si sono fermati pochi escursionisti, una decina in tutto. Più o meno gli stessi numeri dell’«Antonio Baroni al Brunone», a 2.297 metri d’altitudine, dove ci sono state persone arrivate dal Coca e qualcuna dal rifugio «Calvi»: «Ora funziona tutto, compresa la turbina idroelettrica – dicono nella struttura gestita da Marco Brignoli – e abbiamo dei pernottamenti. Il punto in cui prestare cautela è il passaggio al Pian dell’Aser. A poco a poco verrà rimesso tutto a posto e di quelle ore di paura ci resterà soltanto il ricordo».
Invece, per arrivare al rifugio «Ludwigsburg» al Barbellino il tratto con qualche difficoltà è al torrente Trobio: «Lo abbiamo liberato dai detriti e ora la situazione è abbordabile. Fino a sabato sera siamo stati impegnati a far ripartire gli impianti, comprese la turbina e l’acqua sanitaria. Qualcuno a pranzo è arrivato e ci sono pure dei pernottamenti».
Per il Club alpino italiano, e non soltanto, sono in corso le valutazioni sulle opere più urgenti da realizzare. «I danni sono localizzati in questo territorio, alcuni lavori sembrano impegnativi e comporteranno l’impiego di macchinari», riassume il vice presidente del Cai di Bergamo, Paolo Valoti, che sabato ha compiuto un sopralluogo a piedi e con non poche difficoltà fino al «Brunone». Per raggiungerlo si consiglia il sentiero 227A dal parco giochi di Fiumenero.
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