Aeper, una storia lunga 40 anni: «Nuovi bisogni, serve fare rete»

L’ANNIVERSARIO. La cooperativa opera con minori e famiglie, adolescenti, persone con fragilità psichiche e anziani. Venerdì 30 ottobre un convegno ad Almenno S. Bartolomeo. Il presidente Tosi: «Pronti a fidarci degli altri».

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Quarant’anni raccontano una storia fatta di persone e relazioni, ma anche di un territorio che cambia e di servizi che, nel tempo, si sono adattati alle nuove esigenze. Con un convegno pubblico ad Almenno San Bartolomeo dal titolo «E adesso? Quarant’anni di cooperazione sociale tra cura, bene comune trasformazione», la Cooperativa sociale Aeper celebra domani sera quattro decenni di cammino a Bergamo, in un territorio dove è diventata un punto di riferimento in ambiti diversi, uniti da una stessa idea: prendersi cura significa guardare al contesto in cui le persone vivono e costruire una rete capace di accogliere e accompagnare. Nata nel 1986, Aeper – Associazione Educazione Prevenzione Emarginazione Reinserimento – opera con minori e famiglie, nelle politiche giovanili e territoriali, nella neuropsichiatria infantile e nella salute mentale. «Il territorio evolve e, con esso, mutano le domande di chi lo abita. Lavoriamo per intercettare questi cambiamenti, rinnovando strumenti e stringendo nuove alleanze», osserva il presidente Giovanni Tosi, richiamando il valore del lavoro di rete. In questi 40 anni Aeper ha scelto di abitare la complessità delle storie umane, declinando il proprio intervento lungo tutto l’arco della vita. «Dopo il Covid abbiamo visto crescere l’isolamento e rallentare le azioni di cura: prima le persone facevano più facilmente un passo verso chi poteva dare una mano, oggi spesso siamo noi a dover andare a cercare le situazioni», fa presente Tosi.

Cambiano i bisogni

Il cambiamento riguarda anche il modo in cui il bisogno si manifesta: con l’indebolirsi delle relazioni e dei legami di prossimità, diventa più difficile trovare la strada per chiedere aiuto. Succede nelle famiglie e nella tutela dei minori, ma anche nei condomìni e nei quartieri in cui le relazioni di vicinato si sono assottigliate.

«Tra i cambiamenti più evidenti c’è il disagio psichico degli adolescenti, diventato più diffuso e strutturale dall’autunno del 2020 - fanno presente da Aeper -. Anche il metodo è cambiato: lo sguardo non si ferma al singolo ragazzo, ma comprende il sistema familiare. Coinvolgere le famiglie nei percorsi di cura e protezione significa sostenerle e contrastare l’isolamento e lo stigma che accompagnano il disagio».

La stessa attenzione al contesto guida le politiche giovanili e la prevenzione. Progetti della cooperativa come quello chiamato «Goodnight» raggiungono i luoghi della socialità e del possibile consumo di sostanze, puntando sulla consapevolezza. Anche il volontariato resta essenziale, sebbene le forme di partecipazione stiano mutando. «È più facile coinvolgere le persone per un evento, più difficile costruire una presenza continuativa», rileva Tosi.

Restano le difficoltà

Non mancano le difficoltà: le risorse economiche sono limitate e reperire personale con i titoli richiesti, è sempre più complesso.Un percorso continuo che attraversa le politiche giovanili, per sostenere le nuove generazioni nella ricerca del proprio posto nel mondo, e che si estende fino ad accogliere le fragilità della salute mentale e i bisogni degli anziani.

Ora, guardare ai prossimi quarant’anni significa affrontare il passaggio generazionale. I soci e gli operatori storici si avvicinano alla pensione, mentre nuove persone portano competenze, linguaggi diversi ed energie. «Chi è venuto prima di noi si è fidato di noi. Dobbiamo essere pronti a fidarci degli altri e a costruire insieme», conclude Tosi.

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