«Essi Vivono»: promuovere cultura dal basso, gratis e con proposte del pubblico
LA STORIA. L’associazione di Bergamo nata nel 2015 per iniziativa di quattro persone. Dalle rassegne cinematografiche al festival dedicato ai documentari, aperti alle segnalazioni.
Lettura 2 min.In un tempo in cui la fruizione dei contenuti è sempre più veloce, individuale e digitale, c’è chi continua a scommettere sulla lentezza, sull’incontro e sulla visione condivisa. A Bergamo, da 11 anni, questa scommessa prende forma nell’associazione Essi Vivono. A raccontarne la storia è Alessandro Morelli, membro del Consiglio direttivo e tra i fondatori: «L’associazione nasce a ottobre 2015 dall’iniziativa di quattro persone (alle quali se ne è aggiunta poi un’altra, ndr), amici e conoscenti, con l’obiettivo di promuovere cultura dal basso». Fin dall’inizio tutte le attività proposte sono gratuite. Nessun biglietto, nessun «barriera economica», solo la possibilità - per chi lo desidera - di sostenere il progetto attraverso una tessera associativa annuale.
Deve essere accessibile
Anche il nome dell’associazione, Essi Vivono, parla un po’ di questo: «È il titolo di un film di John Carpenter con cui ci identifichiamo, anche a livello ideologico - racconta -. È un film con una lettura anticapitalista, che in qualche modo riflette il nostro modo di intendere la cultura: qualcosa che deve essere accessibile». Il cuore dell’attività è rappresentato dalle proiezioni settimanali. Ogni mercoledì sera, da settembre a giugno, l’associazione propone rassegne cinematografiche alla Biblioteca di Seriate. L’appuntamento è fisso: ore 21, ingresso libero, film in lingua originale sottotitolati in italiano. Ma non si tratta di semplici proiezioni. Il format è quello del cineforum, con una dimensione conviviale che fa la differenza: «Dopo il film ci si ferma, si beve qualcosa insieme, si mangia un dolcetto e si discute di quanto visto - dice Morelli -. È un momento di confronto aperto, in cui chiunque può intervenire e dire la propria».
Curiosità senza vincoli
Le rassegne sono tematiche: cicli di quattro film legati da un filo conduttore, spesso suggerito dal titolo di un film «fantasma», che non viene proiettato ma dà il senso complessivo del percorso. Le proposte nascono dai membri del direttivo, ma non solo: «Siamo aperti anche al contributo del pubblico - afferma -. Chi frequenta le nostre serate può proporre una rassegna, e noi siamo felici di accoglierla». In questi 11 anni il pubblico è cambiato, si è rinnovato. Rimane però uno zoccolo duro di affezionati: «Oggi abbiamo una quindicina di persone che partecipano con costanza - prosegue Morelli -. A loro si aggiungono altri spettatori più saltuari». Un numero che, nel contesto attuale animato da piattaforme e migliaia di titoli ai quali accedere dal divano di casa, assume un valore significativo. «È una cosa un po’ fuori dal tempo - sorride -. Credo che le persone vengano perché proponiamo film non scontati, spesso poco conosciuti. Molti dei nostri spettatori non avevano mai visto film in lingua originale. E oggi si sono abituati a farlo e lo apprezzano». Il clima è inclusivo, informale. Non si tratta di un circolo elitario di cinefili. L’associazione non segue una linea editoriale rigida: «Non abbiamo vincoli di genere o di stile - precisa Morelli -. Spaziamo tra epoche e cinematografie diverse ». L’unico limite è evitare film troppo recenti, sia per una scelta culturale sia per questioni legate ai diritti. Accanto alle attività settimanali, negli ultimi anni Essi Vivono ha ampliato il proprio raggio d’azione. Da due anni organizza Snark Festival, un festival dedicato ai documentari che si tiene a settembre e tornerà, con ospiti e collaborazioni con altre realtà del territorio, per la terza edizione.
Recente invece è un’iniziativa realizzata con l’Isrec di Bergamo, in occasione del 25 Aprile: «Abbiamo proposto la presentazione di un libro sul colonialismo italiano e il cinema, e due documentari - conclude Morelli -. L’idea era quella di collegare il tema della Resistenza alla storia del colonialismo italiano, offrendo uno sguardo più ampio». Un percorso che l’associazione intende proseguire anche in futuro.
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