Volontariato / Valle Seriana
Giovedì 29 Gennaio 2026
Il Museo Etnografico della Torre, un centro di produzione culturale
LA MEMORIA. Nato a Comenduno di Albino nel 1989, è diventato un punto di riferimento per la comunità locale. Un’associazione si occupa della progettazione delle attività.
A Comenduno di Albino, all’interno della Villa Birolini Regina Pacis, c’è un museo che nasce come raccolta di memoria contadina ma che, nel corso di oltre trent’anni, si è progressivamente trasformato in un centro di produzione culturale. Un luogo che non si limita a conservare tracce del passato, ma che lavora per produrre ricerca, occasioni di confronto e nuovi strumenti di lettura del territorio. E del presente. A raccontare l’evoluzione del Museo Etnografico della Torre è Maurizio Noris, che nell’associazione si occupa della progettazione delle attività: «Il museo nasce nel 1989, quando un gruppo di persone ha iniziato a raccogliere oggetti legati alla cultura contadina del Novecento», spiega.
Il percorso espositivo
Da quel primo nucleo prende forma il progetto di un museo etnografico che cresce nel tempo, si struttura e trova una sede stabile all’interno della villa, diventando un punto di riferimento per la comunità locale. Il percorso espositivo è organizzato secondo due linee narrative. Da un lato il ciclo delle produzioni agricole, con particolare attenzione al mais, che accompagna il visitatore attraverso strumenti e pratiche. Dall’altro, la casa contadina, ricostruita attraverso ambienti, arredi e oggetti che restituiscono uno spaccato della vita quotidiana nel primo ’900. Non una semplice esposizione di oggetti, dunque, ma un racconto per cicli di produzioni, funzioni e relazioni. Il museo, gestito dall’associazione composta da circa cinquanta di soci, è aperto tutte le domeniche dalle 15 alle 19 e, su richiesta, durante la settimana accoglie gruppi e visitatori. Una parte importante dell’attività è dedicata alle scuole: «Nel tempo sono passati migliaia di ragazzi», dice Noris. Accanto alle visite guidate, il museo propone percorsi di educazione storico-ambientale che si sviluppano anche attraverso un orto didattico, dove gli studenti seguono le produzioni nelle diverse stagioni.
«Il lavoro più impegnativo però - sottolinea Noris - è quello legato alla programmazione culturale, che si allarga al territorio e al contesto circostante»: organizzare mostre, ricerche, incontri e attività che mantengano un alto livello qualitativo, innovativo e, verrebbe da dire, insospettabile soprattutto per chi non conosce bene questa piccola realtà di Albino. In questa direzione si inseriscono i progetti che guardano al futuro. Uno riguarda il Maglio Calvi. Di origine quattrocentesca, negli anni è diventato uno spazio per iniziative culturali. Dopo i danni subiti con l’alluvione del 1972, l’antica fucina necessita di un importante intervento di recupero. La famiglia Calvi, insieme al museo, ha ora avviato il percorso per la una fondazione. Un secondo fronte riguarda Villa Birolini Regina Pacis, per la quale è previsto un intervento del Comune di ristrutturazione e ampliamento degli spazi destinati al museo. Un’occasione per ripensare anche i modelli di fruizione: «Stiamo lavorando su forme di musealità nuove, che utilizzino tecnologia, strumenti digitali e l’Intelligenza artificiale», anticipa Noris. L’obiettivo è costruire connessioni, fornire chiavi di lettura nuove, attuali.
Per le nuove generazioni
Negli ultimi mesi il museo ha avviato anche un percorso di coinvolgimento delle nuove generazioni. Ai giovani è stato proposto di utilizzare uno spazio della villa per attività legate alla loro socialità. In poco tempo una quindicina di ragazzi ha scelto di iscriversi all’associazione. Un segnale significativo, un primo passo per costruire un rapporto di responsabilità e appartenenza. Negli anni l’ente ha organizzato anche eventi dedicati alla poesia, esposizioni particolari, «notti al museo», capaci di attirare centinaia di visitatori, oltre a collaborazioni internazionali. Esperienze diverse, unite da un’idea comune: fare della memoria uno strumento vivo, «capace di andare al di là di forconi e rastrelli», di interrogare il presente e immaginare il futuro.
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