«Micaela», l’emersione dei lavoratori invisibili
L’ASSOCIAZIONE. Attiva da molti anni sul territorio bergamasco, è impegnata contro la tratta di esseri umani e il grave sfruttamento. «Per essere tutelato devi essere visibile».
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Il lavoro è un diritto e uno strumento fondamentale di emancipazione, riconosciuto dalla Carta costituzionale. Nelle biografie di molte persone, tuttavia, può trasformarsi in uno strumento di sfruttamento e, nei casi più gravi, in una vera e propria condizione di schiavitù. Quando si parla di diritti e sicurezza sul lavoro è fondamentale riportare l’attenzione anche sulle storie che rimangono sommerse, spesso invisibili ai più. Sensibilizzare su queste forme di sfruttamento, ma soprattutto tutelare e proteggere chi ne è vittima, è uno degli obiettivi di Micaela Odv, associazione attiva da molti anni sul territorio bergamasco.
Visione ampia del fenomeno
«Lavorando sul grande tema della tratta di esseri umani e del grave sfruttamento, abbiamo una visione ampia del fenomeno», spiega Claudia Poma, educatrice dell’associazione. Lo sfruttamento riguarda uomini e donne e assume forme differenti: dallo sfruttamento sessuale alla servitù domestica, dal lavoro agricolo al settore tessile, fino alla ristorazione. A rendere le persone particolarmente vulnerabili concorrono il background migratorio, la mancanza di documenti, la povertà nel Paese d’origine e la scarsa conoscenza dei propri diritti. A questi fattori, sottolinea Poma, si aggiunge spesso il debito contratto per raggiungere l’Europa, che può arrivare a cifre molto elevate e deve essere ripagato attraverso il lavoro. «Sono persone che lavorano senza ricevere un vero compenso: si crea così un circolo vizioso di dipendenza e sfruttamento».
Il desiderio di sostenere la famiglia rimasta nel Paese d’origine può diventare un ulteriore strumento di pressione nelle mani degli sfruttatori. Una condizione che ha conseguenze dirette anche sulla sicurezza: chi lavora in una situazione di irregolarità, ricatto o dipendenza ha meno possibilità di denunciare condizioni pericolose, rifiutare mansioni rischiose o segnalare un infortunio.
«Per essere tutelato come lavoratore devi essere visibile», osserva Poma. Chi sfrutta sa di trovarsi spesso davanti a persone con pochissime alternative, dipendenti dallo stesso soggetto per il lavoro e talvolta anche per l’alloggio. Questa dipendenza ne aumenta vulnerabilità e invisibilità. Proprio l’emersione rappresenta quindi un passaggio decisivo. «Le vittime arrivano a noi attraverso la Questura, gli sportelli sociali e le Commissioni territoriali», spiega Poma. Attraverso un primo colloquio, Micaela Odv ricostruisce la storia e i bisogni della persona e, quando emergono elementi riconducibili alla tratta o al grave sfruttamento, può proporre un programma di protezione.
L’associazione fa parte di «Mettiamo le Ali», progetto attivo in diversi territori lombardi, tra cui Bergamo. Quando restare nel luogo in cui è avvenuto lo sfruttamento rappresenta un rischio, la rete permette di individuare una struttura protetta altrove. Il primo passo è infatti mettere la vittima al sicuro. Tra le strutture gestite da Micaela Odv c’è Comunità Martinella, una «casa di fuga» dove le donne vittime di tratta e sfruttamento possono trovare protezione e iniziare un percorso verso l’autonomia.
Percorsi non semplici
«Il programma dura generalmente tra i 18 e i 24 mesi», racconta Poma, e punta alla regolarizzazione dei documenti, all’accesso a un lavoro dignitoso e a una casa. Percorsi non semplici, sui quali incidono ricatti, pressioni e la necessità di continuare a sostenere la famiglia d’origine, per questo l’accompagnamento non può limitarsi alla semplice uscita dalla situazione di sfruttamento, ma deve puntare alla costruzione di condizioni reali e durature di autonomia. Il lavoro di Micaela Odv è dunque fondamentale: rendere visibile chi lo sfruttamento ha reso invisibile, garantire protezione e ricostruire le condizioni necessarie per esercitare pienamente i propri diritti. Uscire dalla tratta significa anche poter tornare a scegliere dove e come lavorare, in condizioni dignitose e sicure.
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