Persone con sindrome di Down: costruire autonomie e relazioni

LA STORIA. L’Associazione nata nel 2004 dall’iniziativa di sette famiglie, oggi i soci sono circa 130. Percorsi per bambini e fino agli adulti. L’attività dei club con gli educatori e Lavoratori in corso.

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In Borgo Santa Caterina capita di vedere gruppetti di amici ai tavolini del bar. Qualcuno chiacchiera guardando il telefono, altri passeggiano vicini, per il quartiere. Qualcuno aspetta davanti al posto di lavoro che arrivi il responsabile ad aprire. Sono scene abituali, nella vita del borgo, dove ha sede Aipd Bergamo. Ed è anche questa quotidianità a raccontare una parte del lavoro che l’associazione porta avanti da oltre vent’anni: creare occasioni affinché le persone con la Sindrome di Down possano costruire autonomie, relazioni e spazi. La sezione bergamasca dell’Associazione italiana persone down nasce nel 2004 dall’iniziativa di sette famiglie (oggi i soci sono circa 130).

Raggio d’azione ampliato

All’inizio l’attenzione era concentrata soprattutto sull’adolescenza; negli anni il raggio d’azione si è ampliato, fino a costruire percorsi che partono dai bambini più piccoli e arrivano all’età adulta. «L’autonomia è sempre stata una delle nostre parole chiave – racconta la vicepresidente Marina Pighetti –. Ogni persona ha delle potenzialità e noi cerchiamo di svilupparle attraverso progetti e iniziative».

Le attività

Tra le attività ci sono i «club», organizzati per fasce d’età e seguiti da educatori. Con i più piccoli si parte dal gioco per conquistare le prime autonomie quotidiane, coinvolgendo anche le famiglie. Poi cambiano gli obiettivi: muoversi con i mezzi pubblici, gestire piccole incombenze, scegliere come trascorrere il proprio tempo. Crescendo sono gli stessi ragazzi a organizzare l’uscita della settimana successiva, decidendo dove andare e cosa fare. Altrettanto importante è la dimensione delle relazioni. Se durante la scuola le occasioni di incontro sono più frequenti, concluso quel percorso può aprirsi quello che Pighetti definisce «un vuoto relazionale». I gruppi diventano così anche «luoghi» nei quali costruire amicizie che proseguono fuori dalle attività strutturate. «Si tratta di relazioni scelte, volute - sottolinea la vicepresidente -. Non è una forma di chiusura o ghettizzazione: ragazzi e adulti spesso decidono spontaneamente di frequentarsi anche nel tempo libero».

L’esperienza professionale

Un altro fronte su cui Aipd Bergamo ha investito molto è il lavoro. Con «Lavoratori in corso» si affrontano le regole di un’esperienza professionale, dalla puntualità al rispetto dei compiti. A questo si aggiungono esperienze concrete in contesti differenti: dai saloni di bellezza di Alpaparf alla cooperativa sociale Areté con le sue attività legate all’agricoltura, fino al settore alberghiero. Provare mansioni diverse permette anche di scoprire capacità e preferenze. L’accompagnamento degli educatori, inizialmente più intenso, viene progressivamente ridotto quando la persona acquisisce maggiore autonomia. Più recente è il percorso dedicato all’abitare. Alcuni ragazzi hanno sperimentato, in un appartamento e per sei mesi, una forma di vita semi-autonoma. Un’esperienza che l’associazione intende riproporre, senza considerare però l’uscita dalla famiglia un traguardo uguale e necessario per tutti: «Bisogna capire - dice - che cosa vuole davvero la persona, se è pronta. E deve esserlo anche la famiglia».

Affettività e sessualità

Aipd lavora inoltre sull’affettività e sulla sessualità, «per superare la rappresentazione delle persone con Sindrome di Down quali eterni bambini e riconoscere relazioni e vita affettiva come dimensioni proprie dell’età adulta».

Tutti percorsi che cercano di riflettersi sulla comunità e sulla sua mentalità. Questo fine accompagna anche la partecipazione dell’associazione all’appuntamento del 3 ottobre organizzato da Uildm Bergamo. Nello specifico Aipd proporrà laboratori nei quali i partecipanti verranno volutamente ostacolati nello svolgimento di alcuni compiti, per sperimentare le difficoltà che una persona con disabilità cognitiva può incontrare nella quotidianità.

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