«Un punto dopo l’altro», si cuce la sensibilità sui disturbi alimentari
L’INIZIATIVA. Il lavoro dei volontari e dei giovani pazienti della Casa di cura Palazzolo: Ughino il bruchino all’uncinetto «aiuta a condividere ansie e paure e accende una luce».
Lettura 2 min.Ughino il bruchino ha cominciato a strisciare in città. Sono stati realizzati con l’uncinetto circa 700 esemplari di questo insetto, tutti diversi tra loro. Mani amorevoli, in questi giorni, li stanno disseminando in giro, a caso, sperando di suscitare curiosità e di innescare un fenomeno virale. A fin di bene. I pacchettini di plastica trasparente contengono il piccolo manufatto e un bigliettino: «Ciao, sono Ughino il bruchino. Già che mi hai trovato, ritieniti fortunato. Portami via con te, ti aiuterò a condividere ansie e timori. Se ti va, fammi una foto e postami su Facebook, potrai vedere i miei fratellini. Un piccolo atto di inaspettata gentilezza da parte di unpuntodopolaltro & ragazze e ragazzi in cura per disturbi alimentari».
L’idea di un gruppo di volontarie
L’idea è quella del warry warm, “il verme della preoccupazione”. Un piccolo oggetto antistress. Ma chiamarlo “verme” non ci sembrava carino. Molto meglio bruco»
L’iniziativa è appena partita grazie a un gruppo di volontarie. «Sono vulcaniche», sorride l’educatore Simone Raineri, coordinatore del Centro di diagnosi e cura per i disturbi del comportamento alimentare della Casa di cura Palazzolo. Unpuntodopolatro (con un proprio gruppo sul social dedicato a quest’impresa) è un manipolo di signore «tutte abili, chi più chi meno, con uncinetto o ferri da maglia», assicurano loro, che non vogliono apparire né in foto né con il loro cognome. Tutti i mercoledì, dal giorno di San Valentino del 2024, si ritrovano alla Palazzolo di via San Bernardino per insegnare l’uncinetto alle ragazze e ai ragazzi (in tutto 14, e il numero dei maschi sta crescendo) che soffrono di disturbi alimentari e che sono in cura o ricoverati lì. La signora Maria Teresa, di Stezzano, ha avuto una figlia con quel problema, ed è mossa dalla «gratitudine» verso la struttura che si è occupata di sua figlia. «Non siamo “brave” – dice – perché facciamo qualcosa, ma perché dedichiamo il nostro tempo a un “gesto di inaspettata gentilezza”. L’idea è quella del warry warm, “il verme della preoccupazione”. Un piccolo oggetto antistress. Ma chiamarlo “verme” non ci sembrava carino. Molto meglio bruco».
La tradizione dell’uncinetto è antica e non è niente affatto un’esclusiva femminile, assicura un’altra signora volontaria, Silvia, insegnante: «Ha presente i pescatori che lavorano alle reti da pesca? Ma anche i gentiluomini inglesi, a fronte dei primi telai meccanizzati, presero gusto a farsi da sé i propri capi e accessori».
Tra i pazienti artigiani c’è stato anche un uomo, adulto, così bravo da realizzare tutti gli addobbi dell’ultimo albero di Natale. E tutti ricordano il tuffatore Tom Dailey lavorare a maglia per concentrarsi. La signora Patrizia aggiunge, di rincalzo: «Ci sono tante iniziative simili. Mio marito è pilota, alla fiera dell’aviazione a Friederichschafen vidi uno stand benefico dove vendevano aerei fatti all’uncinetto. Contro gli abusi della polizia Ice, a Minneapolis, si diffuse l’iniziativa di realizzare a maglia dei berretti ispirati al modello in voga nella resistenza norvegese durante la seconda guerra mondiale». Quale la finalità, in definitiva? Diffondere l’attività della Palazzolo, certo, ma, avverte il coordinatore Raineri, soprattutto coinvolgere i pazienti con un lavoro di «ergoterapia», per convogliare il loro «perfezionismo» nella soddisfazione «di rivedere se stessi in un oggetto realizzato a mano». Info: schiacciadca.it.
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