Domenica 09 Marzo 2014

La domenica di Sofia Goggia

«Cerco la famiglia e ciò che conta»

Sofia Goggia

Rispetto ai passati protagonisti di questa rubrica, in linea teorica, Sofia Goggia dovrebbe avere molto meno da raccontare. Non fosse altro che per l’età, di gran lunga inferiore rispetto a tutti gli altri: eppure, a 21 anni, la promessa dello sci azzurro ha un ventaglio di esperienze da fare invidia, unito a una brillantezza che le permette di lasciarsi andare a spiegazioni e riflessioni mai banali.

Sarà per il fatto che, a dispetto della carta d’identità, il suo curriculum sportivo è massiccio, dai primi passi sugli sci alle prime gare fino alla Coppa del Mondo e, purtroppo, anche al brutto infortunio che al momento la relega ai box: intorno a tutti questi momenti ruota anche la cronaca delle sue domeniche. «Lo sci è sempre stato in primo piano nella mia vita e, in particolare, nella giornata di domenica – così Sofia si lancia dal cancelletto di partenza –: ho iniziato quando avevo solo 3 anni, dopo mesi di capricci perché vedevo mio fratello più grande che sciava e volevo imitarlo. Aspettavo tutta la settimana quel giorno: la sera prima ci spostavamo nella nostra casa a Foppolo e alla mattina ci svegliavamo, facevamo colazione e poi correvamo alle piste. Al pomeriggio sciavo con mamma e papà, ma prima c’erano i corsi: muovendoci verso Carona, improvvisavo sempre una gara con gli altri bambini del Clan 2 e vincevo ogni volta, perché sono sempre stata abituata a spingere fino all’ultimo metro».

Anche per questo motivo, Sofia è diventata grande, come nei suoi progetti: «Già a 6 anni avevo in mente di arrivare ad alti livelli e ho sempre lavorato sodo per questo. Se ho dovuto affrontare sacrifici? Non li chiamerei così: a differenza delle mie coetanee non sono mai riuscita a vivere una vita – e quindi una domenica – ordinaria, ma non è mai stato un problema, anzi. Per me l’arrivo di quel giorno era un’emozione: lo aspettavo tutta la settimana». Anche qualche anno dopo, una volta iniziata la scuola media, insieme a quelle gare che si facevano sempre più serie: «Dagli 11 anni, la domenica è diventata il giorno della gara: Foppolo era una rarità, perché ogni settimana giravo per l’Italia. I miei genitori mi seguivano in provincia, mentre quando c’era da spostarsi di più, lo facevo con gli allenatori». Comunque una sorta di routine, persa negli anni successivi, ai tempi del liceo: «Arrivata a certi livelli, le gare erano soprattutto durante la settimana e così certe abitudini sono andate perdute: viste le assenze a scuola, utilizzavo il weekend per recuperare con lo studio, specie ai tempi della maturità. Ho imparato a ottimizzare il mio tempo, in modo da riuscire almeno a diplomarmi: non ho pensato neanche per un attimo di lasciare la scuola».

Diploma e sciolina, dunque, perché nel frattempo la Goggia approda in Coppa del Mondo, sfiora la medaglia al Mondiale e poi si rompe il crociato. Da qui, un nuovo, attuale, amaro tipo di routine: «La domenica è diventato il giorno del riposo assoluto. Dal lunedì al sabato svolgo due sedute giornaliere di esercizio fisico riabilitativo ed è una faticaccia: quando finisco, al sabato pomeriggio, inizio a pregustarmi il riposo del giorno dopo. Il mio è un “Sabato del villaggio”, che introduce una domenica di tutta tranquillità, sia che la trascorra a casa, in Città Alta, che a Mantova, dove svolgo la riabilitazione: sveglia alle 8,30, sci in tv fino all’ora di pranzo e poi passeggiata pomeridiana. Durante la settimana sono attenta all’alimentazione e a ogni altro dettaglio, invece la domenica mi concedo una bella cena a base di costine di maiale, poi magari il cinema. Niente di più: in discoteca sarò stata due volte in vita mia e non mi piace». Perché, pur essendo nata negli anni ’90, Sofia Goggia non va troppo d’accordo con la vita di corsa del terzo millennio: «Non amo la domenica da centri commerciali: l’esagerata ricerca di beni materiali fa perdere buonsenso. Preferisco la famiglia e i valori che contano davvero, anche se gli impegni spesso mi rendono impossibile vivere tutto ciò». La velocità, se proprio, entra in scena una volta agganciati gli sci.

Matteo Spini

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