Dalle storiche botteghe artigiane alle moderne barberie che hanno ridefinito la cura dell'immagine maschile, fino all'esplosione dei centri dedicati all'estetica avanzata. Il settore del benessere in provincia di Bergamo mostra una vitalità straordinaria e continua a trasformarsi per intercettare i nuovi bisogni dei cittadini, pur dovendo fare i conti con la spina nel fianco dell'abusivismo e del ricambio generazionale.I dati della Camera di Commercio tracciano il profilo di un comparto in salute, incardinato sulla microimpresa e sul valore del lavoro manuale. Nella Bergamasca si contano 1.797 imprese di acconciatura — con una schiacciante prevalenza di ditte individuali — entrate in una fase di costante rilancio grazie soprattutto al fenomeno dei saloni maschili. Ancor più marcata è la traiettoria dell'estetica: i saloni di bellezza hanno registrato un balzo del 35% nell'ultimo decennio, arrivando a superare quota 1.076 attività.A fare da contraltare a questo dinamismo c'è però l'ombra costante della concorrenza sleale. Il fenomeno dell'abusivismo trova oggi terreno fertile sui social network e sulle piattaforme digitali, dove operatori privi di abilitazione e di tutele igienico-sanitarie offrono prestazioni a domicilio fuori da ogni controllo. Un danno enorme per chi rispetta le regole.Per tutelare la solidità della filiera e favorire l'ingresso dei giovani — che spesso abbandonano il percorso dopo gli studi — Confartigianato Bergamo sollecita l'approvazione del disegno di legge Ancorotti: una riforma pensata per introdurre sanzioni più rigide contro l'irregolarità, regolamentare l'affitto di poltrona e cabina e dare respiro a una delle colonne portanti dell'artigianato orobico.Servizio di Paola Abrate
