Sotto il traffico di via Baioni, sotto i tavolini di Borgo Santa Caterina e le fondamenta di Borgo Palazzo, pulsa un cuore antico. Bergamo non è famosa come Venezia, ma la sua storia è indissolubilmente legata all'acqua: una città "costruita su una laguna" asciugata dal genio dell'ingegneria medievale. Sono le rogge, canali artificiali che rappresentano uno dei sistemi idraulici più avanzati della Lombardia, una vera "corrente elettrica" del passato che per secoli ha mosso mulini, fucine e opifici tessili.Oggi, di quegli oltre 60 chilometri di canali, circa 40 scorrono invisibili, interrati tra l’Ottocento e il Novecento per ragioni igieniche e urbanistiche. Eppure, anche se non le vediamo, le rogge continuano a lavorare in silenzio, trasformandosi in una fondamentale rete di drenaggio durante le piogge intense. Un equilibrio delicato: i residenti di via Baioni ricordano bene la furia delle alluvioni passate, quando il sistema, messo alle corde, ha mostrato la sua vulnerabilità.A garantire che l'acqua resti una risorsa e non una minaccia è il Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca. È grazie ad un lavoro di vigilanza e pulizia che il rischio di allagamenti è stato limitato, anche se non scongiurato del tutto come la cronaca ci ricorda.Passeggiando per la città bassa, spesso camminiamo sopra gallerie umide dove la temperatura resta costante tutto l’anno. Borgo Santa Caterina resta uno dei pochi luoghi dove è ancora possibile scorgere l'acqua a cielo aperto, un ricordo di quando i bambini giocavano tra le case. Si trovano rogge in Borgo Palazzo, in zone storiche industriali, scorrono sotto i marcipiedi senza che ce ne accorgiamo come alla Trucca o in Largo Belotti nel cuore della città. L'acqua scorre sotto il cinema teatro nuovo, molte strade seguono il tracciato delle rogge. Quindi di fatto camminiamo lungo percorsi progettati oltre 700 anni fa .Le rogge non sono solo archeologia: sono l'infrastruttura viva che protegge Bergamo dal rischio di andare sott'acqua.Il servizio di Paola Abrate
Sotto il traffico di via Baioni, sotto i tavolini di Borgo Santa Caterina e le fondamenta di Borgo Palazzo, pulsa un cuore antico. Bergamo non è famosa come Venezia, ma la sua storia è indissolubilmente legata all'acqua: una città "costruita su una laguna" asciugata dal genio dell'ingegneria medievale. Sono le rogge, canali artificiali che rappresentano uno dei sistemi idraulici più avanzati della Lombardia, una vera "corrente elettrica" del passato che per secoli ha mosso mulini, fucine e opifici tessili.Oggi, di quegli oltre 60 chilometri di canali, circa 40 scorrono invisibili, interrati tra l’Ottocento e il Novecento per ragioni igieniche e urbanistiche. Eppure, anche se non le vediamo, le rogge continuano a lavorare in silenzio, trasformandosi in una fondamentale rete di drenaggio durante le piogge intense. Un equilibrio delicato: i residenti di via Baioni ricordano bene la furia delle alluvioni passate, quando il sistema, messo alle corde, ha mostrato la sua vulnerabilità.A garantire che l'acqua resti una risorsa e non una minaccia è il Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca. È grazie ad un lavoro di vigilanza e pulizia che il rischio di allagamenti è stato limitato, anche se non scongiurato del tutto come la cronaca ci ricorda.Passeggiando per la città bassa, spesso camminiamo sopra gallerie umide dove la temperatura resta costante tutto l’anno. Borgo Santa Caterina resta uno dei pochi luoghi dove è ancora possibile scorgere l'acqua a cielo aperto, un ricordo di quando i bambini giocavano tra le case. Si trovano rogge in Borgo Palazzo, in zone storiche industriali, scorrono sotto i marcipiedi senza che ce ne accorgiamo come alla Trucca o in Largo Belotti nel cuore della città. L'acqua scorre sotto il cinema teatro nuovo, molte strade seguono il tracciato delle rogge. Quindi di fatto camminiamo lungo percorsi progettati oltre 700 anni fa .Le rogge non sono solo archeologia: sono l'infrastruttura viva che protegge Bergamo dal rischio di andare sott'acqua.Il servizio di Paola Abrate