Il silenzio delle vette oggi è lo stesso di quarantanove anni fa, ma a Foppolo il 12 gennaio non sarà mai un giorno come gli altri. Ieri la comunità dell'alta Valle Brembana si è fermata per ricordare la notte in cui la montagna tradì la sua gente. Era l’una e quaranta del 1977 quando dal Monte Arete si staccò un muro di neve pronto a travolgere il futuro del paese.Una valanga di polvere e detriti che viaggiò a quattrocento chilometri orari, sventrando edifici e spezzando otto vite. Ieri sera, tra i banchi della chiesa— i nomi di Maria, laPiccola Agostina, Valentino, Fabrizio, Antonietta, Gianna, Antonio e Cordelia sono risuonati ancora una volta, testimoni di una ferita che il tempo ha saputo medicare, ma mai chiudere del tutto.In molti, ieri, con lo sguardo rivolto al Monte Arete, hanno rievocato i soccorsi disperati alla luce delle fotoelettriche, Una solidarietà tutta bergamasca che fu la prima risposta al disastro.Il servizio di Melissa Braka
Il silenzio delle vette oggi è lo stesso di quarantanove anni fa, ma a Foppolo il 12 gennaio non sarà mai un giorno come gli altri. Ieri la comunità dell'alta Valle Brembana si è fermata per ricordare la notte in cui la montagna tradì la sua gente. Era l’una e quaranta del 1977 quando dal Monte Arete si staccò un muro di neve pronto a travolgere il futuro del paese.Una valanga di polvere e detriti che viaggiò a quattrocento chilometri orari, sventrando edifici e spezzando otto vite. Ieri sera, tra i banchi della chiesa— i nomi di Maria, laPiccola Agostina, Valentino, Fabrizio, Antonietta, Gianna, Antonio e Cordelia sono risuonati ancora una volta, testimoni di una ferita che il tempo ha saputo medicare, ma mai chiudere del tutto.In molti, ieri, con lo sguardo rivolto al Monte Arete, hanno rievocato i soccorsi disperati alla luce delle fotoelettriche, Una solidarietà tutta bergamasca che fu la prima risposta al disastro.Il servizio di Melissa Braka