Interrogatorio in carcere per i due marocchini arrestati nella notte fra venerdì e sabato a Vigevano dai carabinieri di Bergamo, accusati di essere gli esecutori della sparatoria fuori dalle piscine di Seriate.Sullo sfondo lo spaccio e la lotta fra bande. Ma non delinquenti comuni, gente senza scrupoli, organizzata e con armi da gueta pesanti, pronti a imbracciarle e usarle.Come fatto davanti a bambini e famiglie per colpire un rivale, perlatro mancato.In carcere uno dei due, il capo, colui che avrebbe usato il kalashnikov, ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Ha ammesso di avere sparato, dicendo che non voleva fargli male ma solo spaventarlo. Ha parlato di rivalità fra clan, senza mai accennare a droga e spaccioL'altro si è invece avvalso della facoltà di non rispondere.Sono accusati di tentato omicidio del marocchino, a sua volta finito in cella a luglio con la stessa accusa per fatti accaduti a di Milano.Un'indagine ben più ampia di quanto emerso fino ad ora. Con riscontri anche inquietanti come gli appostamenti e la ricerca del bersaglio in giro per giorni armati fino ai denti.Simona Befani
