«Wild Dogs», come dire «cani sciolti». Il secondo album d’inediti dei Rusties s’intitola così. È uscito da qualche giorno e oggi viene presentato ufficialmente alla città nel negozio di dischi Bergamo Musica in via Nazionale a Seriate (inizio ore 17), presente la band.
Dieci anni passati a tu per tu con il repertorio acustico ed elettrico di Neil Young, da qualche stagione i Rusties si sono «messi in proprio», licenziando due album che hanno richiamato l’attenzione di chi ama il rock nella sua essenza. «Di Neil Young ci resta l’approccio alla musica, l’intensità e la direzione quando si fa rock’n’roll – spiega Marco Grompi –. Un paio di pezzi di quest’album sono figli del cantautore, più che altro dal punto di vista del sound. Penso a "Lady Rider", composta da Osvaldo Arenghi. Noi del resto veniamo da lì, anche se il vero fan di Young sono io. Basso e batteria (Dario Filippi e Paolo Guerini) non avevano mai ascoltato i brani originali, e questo forse spiega una qual freschezza interpretativa. Quando eravamo una tribute band (completata da Massimo Piccinelli alle tastiere) non abbiamo mai cercato di replicare i brani, ma di interpretarli. La svolta è maturata pian piano, proprio suonando quel repertorio. Gli arrangiamenti ricercavano una strada altra. A certi pezzi davamo un prospettiva piuttosto originale e questo, man mano, ci ha spinto ad utilizzare materiale nostro che del resto avevamo nel cassetto. Oggi l’influenza di Young resta sulla metodologia di lavoro».
(Nel video i «Rusties» in «Long may you run»
Leggi Ugo Bacci su L'Eco in edicola sabato 26 febbraio