Dal liceo Manzù a interior designer per l’Expo Dubai

Delfina Cortese Ha aperto il suo studio a Downtown. L’esperienza prima da Deotto Architetti di Bergamo poi a livello internazionale con Woods Bagot e Emaar.

Dal liceo Manzù a interior designer per l’Expo Dubai
Delfina Cortese al Nineteen Restaurant progettato per Emaar nel 2017

«Già nella mia prima pagella, a soli 6 anni, la maestra aveva scritto: “Delfina ha una propensione per le materie artistiche”. E a 11 anni ho vinto il mio primo concorso di disegno». Delfina Cortese, 42 anni, originaria di Bergamo, spiega così quanto già da piccola le fosse chiaro quello che sarebbe diventata da grande. «Diciamo che il mio percorso era già ben delineato fin da piccolissima, mai un dubbio su quello che avrei fatto». Infatti, dopo la maturità conseguita al liceo artistico Giacomo e Pio Manzù nel 1997, Delfina si è laureata alla magistrale alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano (2004) e successivamente, nel 2005, ha frequentato un corso annuale di specializzazione post-laurea in Design per lo spazio pubblico, al dipartimento di Design, sempre del Politecnico Milano. «Questa esperienza mi ha portato a New York, il mio sogno, per un tirocinio presso lo studio UOA nell’estate del 2005. E da lì è nata in me la voglia di lavorare all’estero».

Il volo ad Abu

Dhabi Rientrata in Italia, però, e terminato l’anno di specializzazione, dopo alcune esperienze in studi a Milano, nel 2006 Delfina inizia a lavorare per lo studio Deotto Architetti di Bergamo. «È proprio lo studio Deotto, nell’estate del 2008, a inviarmi ad Abu Dhabi per il progetto Yas Marina Hotel, che dal novembre 2009 ospita la Formula Uno negli Emirati. Fu un’esperienza surreale: temperature che arrivavano ai 50 gradi, in pieno Ramadan, ritmi velocissimi. Dubai era un cantiere a cielo aperto, ancora vuoto, una città che si sviluppava lungo un’autostrada, ed era difficile percepirla. Non avevo compreso cosa sarebbe diventata e non mi era piaciuta. Ricordo una sera, in un ristorante al sessantatreesimo piano del Downtown Address Hotel, nel cuore di quella che oggi è la lussuosa Downtown, di fronte al Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo con 163 piani (all’epoca a metà della sua costruzione), mi spiegavano cosa sarebbe diventata Downtown, ma non mi convinceva. A fine 2008 il crash finanziario arrivò anche a Dubai, così a dicembre tornammo a Bergamo».

Le prime esperienze

Nel dicembre 2009, poi, Delfina conclude la propria collaborazione con lo studio Deotto e decide di partire per Dubai, «dove c’era ancora tanto da costruire. Atterai a Dubai il 26 Gennaio 2010, con pochi risparmi, un inglese non ottimo e un visto turistico che sarebbe scaduto in 60 giorni. Iniziai subito a fare colloqui, tra i quali, un giorno, uno con un piccolo studio australiano. Quella volta tornai a casa abbattuta, capire i vari accenti era difficile. Ma appena varcata la soglia di casa ricevetti una telefonata.

Era uno studio australiano ben più grande, Woods Bagot, società di architettura globale con sedi in tutto il mondo, al quale il piccolo studio australiano aveva immediatamente inviato il mio Cv dicendogli: “è quello che state cercando, da noi sarebbe sprecata”. Dovrò sempre ringraziare gli australiani per la loro onestà intellettuale».

Il successo con Woods

Bagot Woods Bagot cercava nuovi talenti per il design del Kempiski Hotel di Muscat. «Il giorno dopo, dopo un lungo colloquio, mi assunsero subito. Era il 28 febbraio 2010. Da li partì un’intensa esperienza che non si è mai fermata. Woods Bagot era ed è uno degli studi più grandi a Dubai con clienti della finanza di altissimo livello: interfacciarsi con loro è stata una grande sfida. È stata una grandissima scuola, non senza difficoltà. Di quegli anni ricordo il tantissimo lavoro e poco divertimento. Ricordo un giorno di aver lavorato 16 ore: colazione, pranzo e cena alla scrivania. Ma ho avuto ottimi colleghi, che sono stati i miei mentor, con i quali sono ancora in contatto, nonostante siano dall’altra parte del mondo».

Interior design con Emaar

«Dopo 2 anni, poi, mi affidarono il mio primo cliente di spicco della finanza mondiale in autonomia per il quale ho progettato gli interni per l’headquarter di Dubai nel lussuoso centro della finanzia DIFC - racconta Cortese -. E dopo un’esperienza, nel 2013, per il boutique developer di lusso Albarari, dove ho convertito una villa residenziale di 1350 mq in una SPA, Heart & Soul, progetto non facile, a cui ero a capo e unica donna, iniziò a maturare in me la voglia di lavorare in proprio». Nel novembre 2014, però, Delfina ha la grande opportunità di essere selezionata per il dipartimento di Interior Design di Emaar (developer governativo, società costruttrice tra le più grandi al mondo, indiscusso developer di lusso a Dubai, costruttore e proprietario del grattacielo più alto del mondo Burj Khalifa) come Senior Design Manager. «È un’azienda che ammiro, alla quale sono rimasta molto legata. In meno di 15 anni è riuscita a creare una destinazione di lusso mondiale partendo letteralmente dal nulla. Incredibile. Il suo Chairman, per il quale ho avuto l’onore di progettare una delle sue ville private di oltre 2000 metri quadrati nel 2015, è un grandissimo visionario. Lavorare per Emaar è un’esperienza di altissimo rilievo a Dubai, che mi ha dato grande visibilità, portandomi a un altro livello. E per me, partita da Bergamo, è un grande orgoglio».

Lo studio a Downtown

Il 17 novembre 2019, dopo 5 anni, l’esperienza lavorativa di Delfina in Emaar è terminata.«E il 27 novembre dello stesso anno ho fondato a Downtown il mio studio di Interni Delfina Design, uno studio boutique che punta a progetti di alto livello non solo a Dubai. Anche dopo tanti anni e tanta esperienza è stato come ripartire da capo. Ed Emaar ora è uno dei miei clienti, per il quale ho progettato il 2020Club VIP lounges all’Expo di Dubai di oltre 6000 mq». Ma Dubai per Delfina non è solo lavoro. «Negli anni ho trovato amici importanti, uno stile di vita di alta qualità, ma soprattutto una mentalità aperta al mondo che è una delle cose più belle che Dubai offre». Anche se l’Italia manca. «L’Italia è un paese che è fortemente parte di me e che rappresento a Dubai. Non essere fisicamente vicina alla mia famiglia, agli amici rimasti, mi manca e mi dispiace. E mi manca non poter passeggiare in Città Alta. Cerco di tornare in Italia almeno un paio di volte all’anno, ma a causa della pandemia sono rimasta più di un anno e mezzo senza rientrare». E il futuro? «Per ora è qui a Dubai. Sono disponibile a viaggiare e a lavorare anche a progetti in Italia, come attualmente sto facendo. Ma sempre dal mio studio nel centro della mia amata Downtown Dubai».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero: è il progetto Bergamo senza confini promosso da «L’Eco di Bergamo». Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Info a [email protected] .

© RIPRODUZIONE RISERVATA