Laura, da Treviglio a Bristol
Con matite e tanta fantasia

di Fabiana Tinaglia

In Australia è arrivata dopo una laurea in Cinema a Brescia, ma a Melbourne ha cercato una nuova strada da intraprendere, in cui credere, anche per tornare a sognare un po’. Così, con delle matite colorate in tasca e molte storie da disegnare, è tornata in Europa.

Laura, da Treviglio a Bristol Con matite e tanta fantasia
Laura Tronchi

In Australia è arrivata dopo una laurea in Cinema a Brescia, ma a Melbourne ha cercato una nuova strada da intraprendere, in cui credere, anche per tornare a sognare un po’. Così, con delle matite colorate in tasca e molte storie da disegnare, è tornata in Europa.

Treviglio è senza dubbio più vicina, ma la sua nuova casa è un po’ più a nord, a Bristol, dove Laura Tronchi, 29 anni, ha trovato un nuovo nido in cui è tornata un po’ bambina. Disegna favole, libri scolastici, illustra le storie che moltissimi bambini leggono e amano. Tutto con un’appassionata voglia di fantasia e libertà. Di lasciar andare quei colori e quei tratti sognanti sulla carta bianca.

In Australia ci è andata nel giugno del 2009 con il fidanzato, anche lui bergamasco, ora rimasto a Melbourne dove ha trovato la sua strada.

Laura nel febbraio scorso, dopo aver studiato illustrazione e aver preso la cittadinanza, è tornata indietro. Con un bagaglio di esperienze incredibile: «Anche perché ho conosciuto giovani di tutto il mondo, con grande intraprendenza, molta voglia di fare e di mettersi in gioco. Dalla grande vena artistica».

Giovani che le hanno aperto la mente, e l’hanno fatta riflettere: «Arrivavo dagli studi italiani, molto accademici e poco pratici: ero davvero convinta che il cinema fosse fatto per me? Ho iniziato a lavorare per una piccola casa di produzione australiana e la passione di chi mi circondava era fortissima – spiega –. Mi sono fatta un esame di coscienza e mi sono resa conto che mi mancava l’entusiasmo. Non credevo in quello che facevo, dovevo trovare la mia vera strada».

E lei, che non prendeva una matita in mano «da parecchio tempo», sceglie un corso di illustrazione, per poi specializzarsi in disegno per l’infanzia: «Due anni intensi e ricchi di stimoli. Non so neppure io cosa mi abbia spinto in quel percorso, ma appena finiti gli studi avevo già un agente londinese, “Good Illustration”, e i primi libri da illustrare, favole fantastiche, qualche pubblicità, molti personaggi da inventare e raccontare con il mio disegno». E una firma, che compare ora sulle copertine di diversi libri per bambini, con case editrici inglesi, americane e australiane: «Laura Wood è la mia firma, perché il mio cognome “Tronchi” fa pensare al legno e così ho giocato con la parola inglese “wood”, come in una sorta di nickname italo-anglosassone».

Ed è proprio questo lavoro, di favole e fantasia, che la fa arrivare in Gran Bretagna: «Bristol è una città di mare e di artisti, di musicisti e creativi, vicina a Londra dove batte il cuore dell’illustrazione» continua Laura. Che è felice, è serena. Ama ciò che fa: «Condivido un appartamento con due ragazze – un’altra italiana e una spagnola –, e lavoro in uno studio dove ci sono illustratori ma anche altri giovani che fanno grafica e si occupano di design, Hamilton House».

E spiega: «Lavoro a mano, faccio le scansioni dei disegni e li coloro in digitale. Leggo i testi e ritorno un po’ bambina, mi faccio cullare dalle storie e dai personaggi». Non rimpiange l’Australia, ma neppure l’Italia: «Mi mancano gli amici e la famiglia, ma ora sono più vicina e Ryanair aiuta, ma sento che Bristol è la mia casa: mi piace il suo fermento creativo, la voglia di nuove idee, la fiducia nei giovani». E poi: «Arrivi qui e tiri un sospiro di sollievo: la qualità della vita è migliore, i servizi funzionano, l’amministrazione è efficiente. I giovani sono stimolati e rispettati. Qui credono nelle idee».

La creatività è un’arma in più: «Dispiace dirlo, ma in Italia non avrei avuto futuro» ripete più volte Laura, così giovane e appassionata, con tanti ricordi e nostalgia delle estati di sagre e feste di paese a Treviglio, nel «caldo agosto della Bassa bergamasca, con gli amici e un po’ di musica: basta poco per sentire il profumo di casa, le relazioni semplici, il dialetto vivace e sincero» sorride, ma resta con i piedi ben ancorati a Bristol: «Ben salda, mentre volo con la fantasia dei miei disegni, tra animali incantati, gli abbracci dolcissimi dei miei personaggi, i pensieri dei bambini che mi fan tornar piccina e incredula davanti alla bellezza della natura e dei sentimenti più veri, che solo i piccoli sanno ancora esprimere».

Le sue illustrazioni sono spesso popolate di animali e ambienti fantastici: «Un po’ classiche e rustiche allo stesso tempo, piene di humour, con colori vivaci, che combinano il disegno fatto a mano con la tecnica digitale». Con l’ispirazione made in Bergamo: «Sicuramente essere cresciuta nel verde mi porta oggi a creare mondi verdi, tranquilli e pieni di natura».

Un sogno nel cassetto? «Avere i miei lavori selezionati alla mostra della Fiera del libro di Bologna, realtà importantissima per quanto riguarda l’editoria dell’infanzia e frequentata da editori e illustratori di tutto il mondo». Lei che ora ha un curriculum di tutto rispetto: «Sono stata fortunata a poter fare il mio primo lavoro nel 2012 con la casa editrice Ladybird, legata alla famosa casa editrice Penguin. Il libro si intitolava “Twas the night before Christmas” (“Era la notte prima di Natale”, ndr) – spiega –. Un altro lavoro rilevante è stato “Goldilocks and the three bears”, rivisitazione comica della classica fiaba di “Riccioli d’oro” pubblicata digitalmente come app su iPad da Blue Quoll Digital. Ultimo lavoro pubblicato è “If an armadillo went to a restaurant” (“Se un armadillo andasse al ristorante”, ndr), libro scritto da Ellen Fisher e pubblicato dalla casa editrice americana “Scarletta Press”».

Tutte opere che colorano il sito www.laurawoodillustration.com, con la famiglia di Laura che da Treviglio la segue on line, favola dopo favola. «La mia terra resta nel cuore: quando torno mi sembra che tutto sia sempre uguale. Una sensazione che mi dà sicurezza, un punto fermo nel mondo, ovunque io sia».

IL PROGETTO BERGAMO SENZA CONFINI

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