Venerdì 12 Febbraio 2010

Folla in chiesa per l'addio a Marco
Il parroco colpito da un infarto

Chiesa gremita a Valtesse per i funerali di Marco Licini, il 17enne morto martedì sera in via Baioni. Già un quarto d'ora prima dell'inizio dei funerali, alle 14.45, i banchi erano pieni e si è dovuto aprire anche il vicino campo sportivo per permettere alle auto di parcheggiare. Amici e compagni di classe hanno appeso fuori dalla chiesa tanti striscioni: sul primo, in blu su fondo bianco, c'è scritto «E tutto il resto è silenzio», con un cuore e le firme dei compagni della 4F.

Un altro striscione in verde recita «Sei il falò dei nostri cuori, ciao Licio» ed è firmato da Monte Bronx. Un terzo cartellone ha due foto di Marco, una sul motorino e l'altra scattata sui Colli di Bergamo, con la scritta «Licio» e le firme degli amici. Un quarto striscione recita «Ciao Marco salutaci le stelle». Tanti i ragazzi in lacrime: il dolore è esploso all'arrivo della bara, che aveva sopra un cuscino di tulipani gialli. All'ingresso della chiesa una corona di fiori bianchi e rossa, mimose e gerbere gialle. Ai piedi dell'altare quattro cartelloni pieni di fotografie di Marco, un'idea della mamma. Presenti alla cerimonia anche gli insegnanti e il preside del liceo Lussana, Cesare Quarenghi.

La cerimonia è stata concelebrata dal parroco di Sant'Antonio in Valtesse, don Carmelo Pelaratti, dal curato don Leonardo Zenoni, dal curato di Monterosso don Luciano Manenti e dal parroco di Valverde, don Santo Pesenti. Il parroco ha ricordato il passo del Vangelo di Marco in cui si parla della guarigione di Bartimèo. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.
 
«Anche noi ci sentiamo come il cieco - ha detto don Pelaratti - in questo momento abbiamo la stessa sensazione di angoscia che solo la fede può farci comprendere e superare». Durante l'omelia, il parroco ha ricordato l'amore di Marco per la nonna Assunta, scomparsa lo scorso novembre: «Lo penso felice insieme alla nonna, ora la vita di Marco è nelle mani di Cristo». Poco dopo don Pelaratti ha accusato un malore ed è stato necessario chiamare il 118: è stato trasportato con un'ambulanza agli Ospedali Riuniti, dove è stato operato d'urgenza per un infarto. Il sacerdote soffre di cuore da tempo: ha già subito 7 interventi e tre infarti. La cerimonia è stata portata avanti da don Leonardo.

Al termine, tre amici di Marco hanno letto delle lettere in ricordo del giovane scomparso: una è dei compagni di classe, che riportiamo integralmente sul nostro sito. «Hai saputo regalarci un sorriso - ha detto un compagno - anche se ti conoscevo solo da tre anni, mi mancherai». «Speriamo che tu sia felice lassù» ha aggiunto un'amica, tra gli applausi della folla.

Applausi e pianti che hanno accompagnato il feretro verso il cimitero. Molti dei ragazzi avevano in mano una rosa bianca e alcuni il casco sottobraccio, come faceva sempre Marco.

Giovedì sera si era tenuta una veglia di preghiera in ricordo dello studente, anche questa affollattisima: un primo grande abbraccio che ha anticipato quello di venerdì pomeriggio, quando tutti si sono riuniti per salutare il «ragazzo che amava ridere». Risate contagiose perché forse Marco la pensava come l'angelo interpretato da John Travolta nel film «Michael»: «Imparate a ridere, è la strada verso l'amore».

«Marco - dice la mamma, Cinzia Fumagalli, ricordando il figlio era un ragazzo orgoglioso, brillante, credeva negli amici più che nell'amicizia. Nascondeva un pò di timidezza facendo a volte il giullare. Era innamorato della musica, in particolare del pianista jazz Keith Jarrett, del quale amava il suo Koln Concert. Per me, suo padre e i suoi fratelli, Pietro e Alfio, era il piccolino di casa, dal naso impertinente e dalla battuta sagace».

La tragica morte del ragazzo ha lasciato sgomenti i residenti dei due quartieri che lo hanno visto protagonista: Valverde, dove era nato il 18 febbraio del 1992, e Valtesse. Particolarmente affranto il popolo dei giovani. Sul social network Facebook tanti i gruppi che ricordano il ragazzo.

Don Leonardo Zenoni nel pomeriggio ha fatto visita a don Pelaratti in ospedale: il parroco è stato sottoposto a un intervento di angioplastica con l'applicazione di uno stent, effettuato dai medici della Cardiologia interventistica diretta da Orazio Valsecchi. Don Leonardo al termine dell'operazione gli ha parlato e hanno recitato insieme le preghiere. Le condizioni del parroco sono stabili: è sotto osservazione nel reparto di Terapia intensiva, dove dovrà restare per 48 ore.

a.ceresoli

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