Venerdì 30 Aprile 2010

Condannata per molestie
Viene assolta grazie a Facebook

Facebook diventa un salvacondotto capace di ribaltare una sentenza, regalando l'assoluzione a una ragazza accusata di aver infastidito telefonicamente una sconosciuta. La vicenda racconta di un reato - le molestie - datato, quasi superato in un codice penale che ha recentemente accolto lo stalking.

La giovane finita nei guai è una 24enne milanese, residente a Nerviano, in cerca di un amico, del quale possedeva un vecchio numero di cellulare. Ereditato nel frattempo, e a insaputa della giovane, da una donna di Bergamo, figlia 37enne di un gioielliere.

La ragazza milanese fra il 7 e il 22 febbraio del 2008 cerca di contattare l'amico, facendo il classico squillo nella speranza di essere richiamata, causa scheda con credito scarso. Sei in totale i tentativi effettuati che, non fosse stato per gli orari un po' strani, sarebbero probabilmente finiti nel dimenticatoio. E invece quelle chiamate che arrivano all'una di notte o alle sette del mattino finiscono per allarmare la 37enne. Che, ignorando il motivo degli squilli e temendo qualcosa di grave, decide di presentare denuncia.

Parte l'inchiesta, e per gli inquirenti è un gioco da ragazzi risalire alla milanese. La quale cade dalle nuvole: ma come, cercavo solo di chiamare un amico? Le sue rimostranze non sono però sufficienti a evitarle la denuncia per molestie e la conseguente condanna a un decreto penale. Al quale la giovane, assistita dall'avvocato Annalaura Avanzi, si oppone. E qui entra in gioco Facebook.

In attesa di comparire davanti al gup, la ragazza si trasforma in investigatrice telematica. Non avendo più a disposizione il nuovo numero di telefono, per rintracciare l'amico batte la pista del social network. «Mi hanno denunciato perché infastidivo una signora, ma io pensavo di telefonare a te. Non è che puoi confermarmi il tuo vecchio numero?», è il suo messaggio.

Il ragazzo le risponde che l'ha perso, che non ricorda più. Però non molla e qualche tempo dopo si rifà vivo: «L'ho trovato, posso aiutarti». La 24enne gli chiede di spedirle una e-mail in cui dichiara che quel numero è suo. L'avvocato si fa consegnare il testo di posta elettronica e il dialogo intercorso su Facebook e li produce come prova di innocenza. Le stampate si trasformano prima in documenti del fascicolo penale e poi in carte vincenti. Perché giovedì il gup Giovanni Petillo ha assolto la ragazza.
S.S.

k.manenti

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