Giovedì 23 Settembre 2010

Nuovo ospedale, si infiltra acqua
Apertura rinviata all'estate

Che le previsioni e i cronogrammi siano fatti per non essere rispettati è cosa nota, soprattutto nel nostro Paese, e dunque – anche se certo non farà piacere a molti (ma a qualcuno sì) – non è il caso di gridare allo scandalo leggendo la notizia che segue, e cioè che l'apertura del nuovo ospedale di Bergamo slitta di qualche mese, andando presumibilmente all'estate del prossimo anno, intendendo come estate il periodo che va dal 23 giugno al 21 settembre.

Per quella data tutto dovrebbe essere finalmente a posto, e del resto – data la complessità dell'opera – un ritardo contenuto in queste dimensioni può considerarsi del tutto fisiologico. Ovviamente non mancheranno gli «untori» di manzoniana memoria, ma in frangenti come questi – e di fronte a un'opera di tale delicatezza – sarebbe meglio serrare le fila per centrare l'obiettivo al meglio anziché perdersi in chiacchiere e carte bollate.

I problemi, di fatto, sarebbero legati ad alcune infiltrazioni d'acqua che ciclicamente si registrano nei seminterrati nei pressi della «torre cinque» e dintorni, detto grossolanamente sotto l'ingresso principale del «Papa Giovanni». In tutto qualche centinaia di metri quadrati o poco più, a fronte di una superficie complessiva «sottratta» alle acque di oltre 60 mila metri quadrati.

Che si tratti di mal posizionamento delle impermeabilizzazioni piuttosto che di falde sotterranee particolarmente «ricche» in quel punto – e dunque spinte da una pressione maggiore rispetto alle altre – poco importa, almeno in questa fase: ciò che conta è che venga individuata la soluzione migliore per eliminare radicalmente la presenza di acqua negli «scantinati». Non che sia necessaria la gondola per transitarvi, ma in alcuni punti l'acqua c'è, e non dovrebbe esserci, soprattutto se a poca distanza ci sono le cabine elettriche che alimentano le sale operatorie della Cardiochirurgia.

L'empasse – fanno intuire i tecnici – sembra comunque essere in via di risoluzione, attraverso piccoli «corridoi» per incanalare le infiltrazioni e l'utilizzo di particolari iniezioni di miscele a base di cemento in grado di riparare i «buchi» direttamente dall'interno. Inoltre una «rete» di piezometri fa da sentinella per monitorare i flussi delle acque sotterranee. Che la zona scelta per edificare il nuovo ospedale di Bergamo fosse un acquitrino paludoso lo si è sempre saputo, tanto che l'indagine idrogeologica che il Comune commissionò all'Ismes di allora venne poi inserita dagli Ospedali Riuniti nella documentazione relativa al bando di gara per la realizzazione dell'ospedale alla Trucca.

Ma se oggi si parla ancora di infiltrazioni d'acqua nel Papa Giovanni, qualche responsabilità – anche se ancora tutte da accertare – potrebbe averle lo stesso Comune, reo di non aver ancora realizzato quella sorta di linea Maginot progettata come sbarramento delle acque sotterranee in arrivo da nord, ma rimasta tuttora sulla carta, nonostante sarebbe dovuta essere pronta già da tempo. Il progetto esecutivo è in dirittura d'arrivo, ma – è proprio il caso di dirlo – di acqua sotto i ponti ne è passata più del necessario.

Detto tutto questo, le buone notizie non mancano, anche perché quest'umido contrattempo non ha bloccato il lavoro di cantiere, dove – acqua o non acqua – non è preclusa alcun tipo di attività, a cominciare da quella, importantissima, dei collaudi, primo tra tutti quello relativo alla staticità dell'intera struttura.

Sfatando definitivamente la leggenda metropolitana secondo cui una delle torri era sprofondata di un alcuni centimetri, il prof. Antonio Migliacci, docente del Politecnico di Milano e indiscussa autorità in materia, ha firmato il certificato di collaudo, sancendo che la staticità del «Papa Giovanni» è totalmente garantita.

Positivi anche i collaudi funzionali eseguiti fino ad oggi nelle torri 1, 2, 3 e 4, collaudi che proseguiranno nelle torri mancanti nelle prossime settimane. I flussi di energia elettrica sono già attivi nelle prime quattro torri e dalla prossima settimana dovrebbero gradualmente essere attivati in quelle restanti attraverso un complesso meccanismo «a cascata» in partenza dalla piastra centrale dei servizi. I pavimenti sono stati posati e il completamento delle finitura è in corso: insomma, anche se con un pizzico di ritardo, il «Papa Giovanni» non vede l'ora di aprire i battenti. Le polemiche lasciamole fuori.

A. C.

a.ceresoli

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