«Casa amica, favoriti gli stranieri»
La Provincia sul piede di guerra

Fondazione Casa Amica: o si cambiano i criteri di assegnazione degli alloggi o la Provincia tornerà a gestire direttamente i propri. L'out out è del presidente di Via Tasso Ettore Pirovano, provocato, in Consiglio provinciale, da un ordine del giorno e due emendamenti del Pd sull'emergenza sfratti nella Bergamasca.

Fondazione Casa Amica: o si cambiano i criteri di assegnazione degli alloggi o la Provincia tornerà a gestire direttamente i propri. L'out out è del presidente di Via Tasso Ettore Pirovano, provocato, in Consiglio provinciale, da un ordine del giorno di Paolo d'Amico (Sinistra per Bergamo) e due emendamenti del Pd sull'emergenza sfratti nella Bergamasca.

La resa dei conti ci sarà probabilmente stasera, nel Cda dell'associazione senza scopo di lucro che agisce - si legge nel sito - «per facilitare l'accesso alla casa a immigrati e italiani in situazioni di disagio o esclusione abitativa» - e di cui fanno parte, tra gli altri, Provincia, Comune, Caritas, Mia e Confindustria.

Ma Pirovano anticipa la sua posizione: «Dei 175 appartamenti gestiti da Casa Amica 151, cioé l'86%, sono occupati da stranieri. E dei 59 casi di morosità, 46 riguardano extracomunitari (il 78%). Vuol dire che dei 16 immobili di proprietà della Provincia 13 sono dati a immigrati. Non ci piace per niente questo modo di fare di Casa Amica e siamo profondamente contrari a che si continui così. O si dà pari dignità-diritti a bergamaschi e stranieri nell'accesso della casa, oppure perché non tornare a gestire in proprio i nostri appartamenti? Non esiste che gli italiani per avere una casa debbano essere per forza ex tossicodipendenti, ex carcerati o ragazze madri».

Interpellato, il presidente di Casa Amica, Massimo Monzani, innanzitutto corregge i dati: «I 175 appartamenti sono quelli di proprietà della Fondazione, che in tutto ne gestisce 250, anche per conto terzi, tra cui quelli della Provincia, che sono molti meno di 16». Fatta la precisazione, però, quello che conta di più è che «Casa Amica è nata per rispondere al bisogno abitativo della povera gente. Né nello Statuto né da nessuna parte sta scritto che ci sono criteri diversi per stranieri o italiani».

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