Mercoledì 22 Dicembre 2010

Yara, sopralluogo in via Morlotti
Si esaminano alcuni oggetti trovati

Una squadra dei vigili del fuoco con cellule fotoelettriche e due agenti della polizia scientifica in tuta bianca hanno operato alacramente in via Morlotti, che è stata chiusa al traffico, nei pressi del centro sportivo di Brembate Sopra, e ha perlustrato la strada che dall'impianto conduce verso la casa di Yara Gambirasio.

In particolare, le ricerche si sono concentrate in un punto preciso: sul lato sinistro della strada per chi viene dal centro sportivo, a circa 200 metri dall'incrocio con via Locatelli. Vigili del fuoco e polizia scientifica hanno puntato soprattutto sulla siepe, molto alta e profonda, che lambisce la recinzione del centro sportivo.  

Sono stati trovati sicuramente due oggetti nella siepe: dalle prime indiscrezioni sarebbero scarpe da uomo e dunque non riconducibili al caso di Yara. La perlustrazione è finita alle 18,15 e trapela che siano stati ritrovati altri oggetti, si parla di un berretto e di una bottiglietta, però non si sa nulla di più. Sembra comunque che anche in questo caso non si tratti di oggetti rilevanti ai fini delle indagini. Le pattuglie della polizia di Stato intervenute per controllare la situazione hanno riaperto la strada.

A 26 giorni dalla scomparsa della ginnasta tredicenne si è tornati anche all'ex Sobea: i carabinieri con i volontari della Protezione civile e le unità cinofile hanno avviato mercoledì mattina una nuova serie di controlli a Mapello, nel cantiere del nuovo centro commerciale, dove i cani molecolari avevano all'inizio portato gli inquirenti, seguendo le tracce della ragazza. Si perlustrerà di nuovo ogni angolo di questa imponente costruzione.

E intanto sull'asse interurbano è spuntato anche uno striscione che chiede la liberazione di Yara: un appello che recita «Chiunque siate, siamo a Natale. Yara fatecela trovare».

Yara, la mamma chiarisce: «Non ha insistito per andare»
«Non ha insistito Yara per portare il registratore in palestra. Tantomeno ha litigato con la sorella maggiore per portarlo. Semplicemente gliel'ho detto io quel giorno stesso: se finisci i compiti presto, vai». Maura Gambirasio, la mamma di Yara, chiarisce come sono andati i fatti quel venerdì e perché Yara è uscita di casa alle 17,15.

«Il giorno prima della scomparsa, giovedì – spiega Maura Panarese– la direttrice dei corsi di ginnastica ritmica aveva chiesto alle ragazze presenti se qualcuna fra loro avesse uno stereo portatile da mettere a disposizione per la gara in programma la domenica successiva. In quel momento era presente mia figlia maggiore Keba, (15 anni, ndr) che ha risposto: sì, noi lo abbiamo. Tornata a casa, Keba ha riportato la richiesta dello stereo e per quel giorno la questione si era chiusa così, senza stabilire chi lo avrebbe effettivamente portato in palestra, né quando. Il giorno dopo, alle 13,45 circa, sono stata io a dire a a Yara: se finisci i compiti in un orario ragionevole, puoi portarlo tu oggi. Tutto qui: nessun litigio, nessuna insistenza». Finiti i compiti, Yara è uscita per portare il registratore al centro sportivo. Erano le 17,15.

Lunedì sera i familiari di Yara – papà, mamma, la figlia maggiore Keba e la sorella del padre, Nicla, anche lei di Brembate Sopra – sono stati sentiti nuovamente dai carabinieri. «Lo facciamo di frequente, man mano che l'indagine prosegue», hanno spiegato gli inquirenti. L'obiettivo di lunedì sera, si è appreso, è stato ricostruire la giornata della scomparsa di Yara (nei precedenti colloqui l'attenzione si era focalizzata di più sulla fascia oraria della scomparsa).

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a.ceresoli

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