Venerdì 04 Marzo 2011

Yara, caccia all'utenza «X»
in quindici celle telefoniche

Il ritrovamento del corpo di Yara ha fornito agli investigatori nuovi spunti per approfondire le indagini condotte negli ultimi tre mesi: uno di questi riguarda il traffico telefonico.

Prima di sabato si sapeva solo che il telefonino di Yara prima di spegnersi aveva agganciato per l'ultima volta una cella telefonica a nord di Brembate Sopra, tra via Sorte e via Ruggeri, dopo essere «passato» temporaneamente (non si esclude per un sovraccarico della rete) su una cella di Mapello. Poco per dire in quale direzione e con chi si fosse allontanata. Ora si sa invece che Yara e chi l'ha aggredita si sono spostati fino a Chignolo, forse la sera stessa della scomparsa, come farebbero pensare le condizioni in cui è stato trovato il corpo.

Confrontare i tabulati dei telefoni agganciati quella sera alle stazioni di telefonia posizionate tra Brembate Sopra e Chignolo potrebbe far emergere delle «coincidenze» utili per indirizzare le indagini verso chi era con Yara in quei momenti. In sostanza, bisogna chiarire se c'è un telefonino che è stato collegato in quella fascia oraria a tutte le celle – o alcune di esse – lungo i percorsi che da Brembate Sopra portano a Chignolo d'Isola.

Lungo il percorso circa 15 antenne Anche per questo già nei giorni scorsi gli investigatori avevano calcolato il tempo che un'auto impiega per spostarsi da Brembate Sopra a Chignolo: se si procede senza fretta, in macchina ci vogliono tra i 15 e i 20 minuti per percorrere i circa 10 chilometri che separano via Morlotti di Brembate Sopra, dove si trova il palazzetto dello sport, da via Bedeschi di Chignolo, dove è stato trovato il corpo.

Lungo il percorso, in base ai dati disponibili in rete, ci sono una quindicina di stazioni di telefonia: ne troviamo cinque nella zona tra Presezzo e Ponte San Pietro, due a Bonate Sopra e altrettante a Bonate Sotto, altre cinque tra Chignolo d'Isola, Bottanuco e Madone. A Chignolo, tra l'altro, c'è un'antenna telefonica vicina al punto in cui è stato trovato il corpo della piccola Yara. Il materiale da analizzare non sembra mancare, dunque, ma nel campo degli accertamenti telefonici avere molti dati non è una garanzia di successo. Il primo ostacolo è rappresentato dal fatto che possono essere migliaia le utenze telefoniche agganciate alla stessa cella nello stesso momento, dunque il lavoro di scrematura potrebbe durare diversi giorni, a maggior ragione se si devono cercare dati risalenti a tre mesi fa. Il secondo scoglio è dato dal fatto che se un telefono nell'arco di tempo analizzato non ha generato traffico (cioè non ha ricevuto o inviato chiamate e sms) i suoi spostamenti difficilmente potrebbero essere tracciabili a posteriori.

Se l'apparecchio è stato spento, poi, ogni tentativo di risalire ai suoi movimenti successivi è destinato a fallire: l'ultimo impulso dopo lo spegnimento generalmente è quello che il terminale invia alla cella per segnalare che si è disconnesso dalla rete ed è ora di attivare il messaggio «utente non raggiungibile».

Al setaccio i tabulati Nel caso un telefono abbia effettivamente generato traffico, le forze dell'ordine hanno a disposizione dei programmi informatici che permettono di «filtrare» la mole di dati a disposizione alla ricerca di elementi ricorrenti. Per esempio si possono estrapolare solo i numeri di persone residenti a Brembate Sopra, oppure non residenti in provincia di Bergamo, o non italiane. Una volta applicati i filtri il numero dei dati da approfondire può ridursi notevolmente e agevolare il lavoro degli investigatori che a quel punto possono decidere di approfondire gli accertamenti sull'identità degli intestatari e vedere, per esempio, se tra questi ci sono persone con precedenti penali, restringendo ulteriormente il raggio d'azione.

La batteria di Yara Chi ha preso Yara ha tolto batteria e scheda sim dal telefonino della ragazzina (l'apparecchio non è stato ancora trovato), ma non si sa se abbia usato la stessa accortezza anche col proprio. Il fatto di aver tolto la batteria dal telefonino della tredicenne non verrebbe interpretato dagli investigatori come un indice di elevata competenza tecnica del killer, ma piuttosto come un goffo e improvvisato tentativo di cancellare le prove di una situazione ormai sfuggita di mano: togliere la batteria equivale infatti a spegnere il telefono con l'interruttore e non fornisce ulteriori garanzie di irrintracciabilità.

Emanuele Biava

a.ceresoli

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