Domenica 13 Marzo 2011

Yara e le ferite alla schiena
Non lottava quando fu colpita

Un quadro complesso, lesioni di difficile interpretazione: serviranno tempi lunghi – spiegano in questi giorni gli inquirenti – per stabilire con certezza le cause della morte della povera Yara. Il colpo alla tesa ricevuto con un oggetto contundente? O le ferite d'arma da taglio alla schiena? «L'epicrisi – termine con cui si indica il risultato conclusivo di un'autopsia e la concatenazione di eventi che hanno portato al decesso – non è ancora nota», ha precisato il pm Letizia Ruggeri, che coordina le indagini. Intanto i suoi vestiti sono sotto la lente degli esperti del Ris di Parma. E dai primi esami – dicono gli inquirenti – sarebbe emerso che sugli indumenti della tredicenne di Brembate Sopra sarebbero state trovate, a livello macroscopico, solo poche tracce di sangue.

Secondo i primi accertamenti, le presunte lesioni da taglio alla schiena sembrerebbero essere state inferte non durante le fasi concitate di una lotta, bensì a un soggetto non attivo e reattivo. Un quadro statico, o comunque contenuto, apparentemente non quello di un concitato corpo a corpo, dice chi indaga riguardo alle ferite alla schiena.

L'ipotesi degli investigatori, dunque, è che Yara non fosse in grado di reagire a quei colpi, forse perché immobilizzata, magari perché tenuta ferma da qualcuno decisamente più forte di lei. Una persona? Più persone? Forse qualcuno la teneva ferma mentre l'omicida la colpiva? O forse la ragazzina era talmente intimorita e spaventata dal tentare una reazione? Forse era svenuta o tramortita? Soltanto le indagini, lunghe e difficili, potranno un giorno stabilirlo. Secondo gli esperti, se le ferite alla schiena fossero state inferte durante una fase di lotta, il quadro traumatologico sarebbe stato forse diverso, probabilmente peggiore, e sugli indumenti sarebbero state trovate evidenti tracce di sangue.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 10 marzo

fa.tinaglia

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