Martedì 29 Marzo 2011

A4, ucciso da un agente nel 1997:
la Corte europea condanna l'Italia

Non fu omicidio volontario ma colposo, e a distanza di nove anni il reato è da considerarsi prescritto. Lo scrivemmo il 21 luglio 2006, ma la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato martedì 29 marzo l'Italia per l'uccisione - avvenuta nel 1997 - da parte di un poliziotto di Julian Alikaj. 

Nella sentenza - che diverrà definitiva tra 3 mesi, se le parti non chiederanno una revisione del caso davanti alla Grande Camera - si sostiene come Agatino Russo, l'agente che ha aperto il fuoco contro il ragazzo, abbia fatto un uso eccessivo della forza. Mentre le autorità italiane non avrebbero condotto un'inchiesta effettiva sulla morte del giovane.

A presentare ricorso alla Corte di Strasburgo erano stati i genitori e le sorelle di Julian, a cui lo Stato italiano, in virtù dell'ultima sentenza emessa dall'organismo europeo, dovrà versare 155 mila euro per danni morali, materiali e spese processuali.

Nel 2006 la Corte d'assise presieduta da Giovanni Ferraro (a latere Raffaella Mascarino) aveva prosciolto dall'accusa più grave l'agente della polizia stradale di Seriate che nel dicembre 1997 aveva sparato il colpo di pistola che uccise Julian, albanese di 19 anni, durante un inseguimento nei campi adiacenti all'A4, all'altezza di Grumello del Monte.

I giudici nella loro sentenza avevano stabilito di non doversi procedere per omicidio volontario, dando all'episodio l'interpretazione originaria, e cioè quella di un omicidio colposo. Per questo reato i tempi della prescrizione possono arrivare a 15 anni, ma la Corte d'assise aveva concesso all'imputato le attenuanti generiche prevalenti e così il margine della prescrizione era stato dimezzato: sette anni e mezzo, tanto basta perché un omicidio - ritenuto colposo - consumatosi nel '97 potesse ritenersi prescritto. Il pm Domenico Chiaro per l'agente aveva chiesto una condanna a 14 anni, mentre i difensori - gli avvocati Michele e Riccardo Olivati - avevano invocato l'assoluzione.

QUELLO CHE ERA SUCCESSO
La sera del 2 dicembre del '97 Agatino Russo e un collega sono in servizio lungo la A4. A un certo punto, all'altezza di Grumello del Monte, intercettano una Rover 200, risultata poi rubata, con 4 albanesi. I due poliziotti intimano l'alt. L'auto accosta, i quattro occupanti scendono e si danno alla fuga nei campi. I due agenti li inseguono, esplodendo tre colpi di pistola. Uno, sparato dall'arma di Russo, colpisce alla schiena Julian Alikaj, che muore pochi attimi dopo. Gli altri tre albanesi riescono invece a fuggire.

Russo ha sempre sostenuto di aver sparato accidentalmente: secondo il poliziotto il colpo sarebbe partito dopo essere scivolato lungo la scarpata che divide la carreggiata dell'A4 dai campi. Il pm Chiaro nella sua requisitoria aveva invece sostenuto che il poliziotto aveva sparato con l'intenzione di uccidere e comunque accettandone il rischio. Dello stesso avviso le parti civili, rappresentate dagli avvocati Carlo Somaini e Lamberto Rongo del foro di Milano.

I COMMENTI DEI PARENTI NEL 2006
«Siamo qui da 9 anni per cercare giustizia - ha commentato Bejko Alikaj, il padre, ex capitano dell'esercito albanese -, ma questa non è giustizia giusta. Noi siamo i primi a voler perdonare, ma che ci sia almeno giustizia. Mio figlio è stato ucciso a 19 anni e questa è la risposta dei giudici italiani? Nessun colpevole? E, poi, perché le indagini sono state affidate alla stessa polizia e non ai carabinieri? Sono risposte che attendiamo da anni e che questa sentenza non è stata in grado di darci».



m.sanfilippo

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