Mercoledì 20 Aprile 2011

Pasqua, il vescovo in carcere:
«Il Signore ascolta i miseri»

«In qualsiasi luogo, compreso questo, noi possiamo giorno dopo giorno, pur con i nostri peccati, alimentare l'attenzione sulla dignità della verità». Così il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, si è rivolto ai carcerati nella casa circondariale di via Gleno, dove ha presieduto la celebrazione eucaristica in vista della Pasqua.

«Una verità - ha detto il vescovo - non da rinfacciare agli altri, ma una verità soprattutto per noi stessi». Mons. Beschi all'inizio dell'omelia aveva ricordato che «il Signore ascolta i miseri, e non disprezza i suoi che sono prigionieri. Celebrare la Pasqua cristiana - ha poi aggiunto - significa celebrare un passaggio, quello dalla morte alla vita, qualcosa di sorprendente».

Nel mondo molti - ha aggiunto - molti popoli celebrano il passaggio dall'inverno alla primavera: «È proprio sul passaggio dalla vita alla morte che i cristiani fondano la loro fede». Un qualcosa di epocale: per chi vive rinchiuso, il passaggio - ha spiegato il vescovo - è quello da questa condizione all'essere liberi.

Giunto alla casa circondariale nel primo pomeriggio di mercoledì, accompagnato tra gli altri dal direttore Antonino Porcino, mons. Beschi ha prima incontrato le donne carcerate, poi gli uomini. A loro ha parlato del disprezzo con cui, prima di essere crocefisso, Gesù è stato trattato, durante la cattura prima e l'interrogatorio poi.

«Dio - ha detto il vescovo - ha percorso passo per passo tutta la condizione umana, fino in fondo: ma il disprezzo e la morte non sono l'ultima parola».

Il vescovo ha poi annunciato la creazionee di un appartamento per i detenuti in fase di reinserimento sociale. È il dono annunciato dal vescovo Francesco Beschi, da parte della diocesi di Bergamo, per i detenuti del carcere di via Gleno, che mercoledì pomeriggio lo hanno accolto per la Messa e lo scambio di auguri pasquali. La diocesi ha messo a disposizione un appartamento in città dove saranno ospitate due persone.

Un regalo prezioso, tanto più in un periodo in cui le risorse per la risocializzazione di chi esce dal carcere sono ridotte al lumicino, mentre sono in crescita i detenuti che, fuori dalle mura del carcere, non hanno nessun punto di riferimento se non i volontari delle associazioni. Sono una decina, ad oggi, gli appartamenti messi a disposizione di chi si trova senza casa all'uscita dal carcere.

Danno il loro contributo l'Opera Pia Caleppio Ricotti, il Comune di Bergamo, l'associazione Carcere e territorio, le parrocchie di Suisio e Celadina. Ora, con l'intervento diretto del vescovo, anche la diocesi ha voluto dare un segnale concreto di vicinanza.

r.clemente

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