Gorno, il raptus dopo un litigio
In carcere il presunto omicida

La tragica lite di Gorno, costata la vita di Giovanni Benigni e il ferimento di Caterina Quistini, sarebbe stata scatenata da un rimprovero. Al magistrato l'uomo non ha voluto rispondere. Ora è rinchiuso nel carcere di via Gleno.

Gorno, il raptus dopo un litigio In carcere il presunto omicida

La tragica lite di Gorno - costata la vita di Giovanni Benigni e il ferimento di Caterina Quistini - sarebbe stata scatenata da un rimprovero che i due coniugi avrebbero fatto al fratello di lei, Dionisio Quistini. Davanti al magistrato l'uomo però si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Dionisio Quistini si è costituito ai carabinieri di Clusone intorno alle 8,30: dopo aver aggredito la sorella e il cognato, il preda al panico, prima aveva raggiunto una nipote, ma non era riuscito a confessarle quello che aveva fatto.

In stato confusionale, aveva allora raggiunto la caserma dei carabinieri di Ponte Nossa, che però aveva trovato chiusa. A quel punto si era diretto a Clusone, suonando alla porta della caserma della compagnia. Qui ha confessato tutto, oltre un'ora dopo l'aggressione: solo allora sono stati fatti partire i soccorsi.

La causa scatenante della tragedia - secondo quanto avrebbero appurato i carabinieri dal primo confuso racconto dell'omicida - sarebbe stato un rimprovero fatto a Dionisio Quistini dalla sorella e dal cognato, che lo avrebbero accusato di aver dato loro fastidio, probebilmente facendo rumore in casa.

Per il 68enne sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo anni di liti e dissapori finiti anche in tribunale: sarebbe tornato in casa, avrebbe preso un piede di porco lungo 40 centimetri, e tornato sulle scale avrebbe assalito i due.

Al momento non si sa se il cognato, Giovanni Benigni, 78 anni, sia morto subito o dopo una lenta agonia, abbandonato sul pianerottolo per oltre un'ora prima che partissero i soccorsi. Lo stabilirà l'autopsia.

Caterina Quistini, 64 anni, sorella dell'omicida, invece è in gravissime condizioni e lotta fra la vita e la morte nel raparto di rianimazione degli Ospedali Riuniti di Bergamo.

Il fermato è uscito alle 17,20 dalla caserma di Clusone a bordo di una «gazzella» dei carabinieri diretta al carcere di via Gleno a Bergamo.

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