Giovedì 09 Giugno 2011

Frode all'Iva per 60 milioni
Le fatture false su una chiavetta

Tutti i segreti di un vorticoso giro di fatture false di circa 280 milioni di euro erano contenuti in una normale chiavetta USB. Quando i finanzieri della Compagnia di Bergamo l'hanno trovata durante una perquisizione, è emersa la contabilità in nero di una serie di società dedite al commercio di prodotti elettronici ed informatici. Il confronto con i registri ufficiali ha fatto scoprire una gigantesca frode dell'IVA messa in piedi da un gruppo di persone, con un danno all'Erario stimato in oltre 60 milioni di euro.

La perquisizione era stata disposta dalla Procura della Repubblica di Bergamo a seguito dei risultati di un'analisi di dati svolta dalle Fiamme Gialle orobiche, che aveva messo in luce alcuni segnali di una possibile “frode carosello” realizzata da un gruppo di società. Questo particolare meccanismo sfrutta la normativa sull'IVA da applicare negli scambi tra soggetti residenti in Paesi dell'Unione Europea e consiste nell'interporre un soggetto italiano tra il venditore estero ed il compratore, anch'esso italiano. In altre parole, si fa finta che la vendita non sia diretta ma che vi sia stato l'intervento di un'altra impresa, intervento che avviene però solo sulla carta.

In questo modo, il compratore italiano acquista con IVA e può detrarla, abbattendo (spesso fino ad annullarlo) il proprio debito con lo Stato. Non solo, ma in questo modo riduce considerevolmente i costi e può vendere i prodotti a prezzi di molto inferiori rispetto ai suoi concorrenti, che vengono così messi slealmente fuori mercato. Il falso venditore italiano, che è una “cartiera”, è gestita da prestanome, non presenta dichiarazioni, non versa imposte e dopo breve tempo sparisce nel nulla.

Nel caso specifico, è stato scoperto che un'associazione a delinquere ha architettato questo sistema, gestendo di fatto le “cartiere”, formalmente amministrate da soggetti senza lavoro e nullatenenti, per lo più stranieri, i quali, per poche centinaia di euro hanno accettato di apparire quali amministratori delle imprese.

Il centro di interessi dell'organizzazione era in provincia di Bergamo, tra Almenno San Bartolome oe e Brembate di Sopra - con diramazioni nel milanese ed il provincia di Pistoia. 25 in tutto le persone denunciate per reati tributari, nei cui confronti la Procura bergamasca ha già avanzato richiesta di rinvio a giudizio.

A capo dell'operazione due fratelli - uno residente ad Almenno San Bartolomeo, L. C., l'altro a Brembate di Sopra, E. C., entrambi sessantenni - e la moglie (L. P., sessantenne) e i figli dell'uomo residente ad Almenno. La ditta aveva sede a Brembate di Sopra.

e.roncalli

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