Giovedì 30 Giugno 2011

Saldi estivi al via sabato 2 luglio:
ogni famiglia spenderà 274 euro

Prendono il via ufficialmente sabato 2 luglio i saldi estivi. L'importante novità di quest'anno - spiegano in un comunicato Ascom e Confesercenti - è lada unificata del primo sabato del mese per tutto il territorio nazionale, una conquista ottenuta dalle associazioni di categoria (Federazione Moda Italia-Confcommercio Imprese per l'Italia e Fismo Confesercenti).

Secondo Confcommercio e Confesercenti quest'anno ogni famiglia spenderà in media 274 euro, per un valore complessivo di circa 4,1 miliardi di euro (circa il 12% del fatturato totale annuo del settore abbigliamento e calzature). Sei italiani su dieci approfitteranno di questa opportunità.

Il settore dell'abbigliamento e calzature in questi primi mesi del 2011 ha registrato un andamento negativo con una flessione che oscilla tra il 3 e il 4%. L'attesa per i saldi estivi è caratterizzata quindi anche dalla speranza che nelle prossime settimane si possa recuperare almeno in parte quanto è andato perduto finora.

Il giro di affari stimato dovrebbe collocarsi sui livelli dell'anno scorso pari a quasi un terzo del fatturato stagionale. Gli sconti iniziali si aggireranno nelle prime settimane sul 20-30% per gli articoli estivi e quelli di marca. Saldi più cospicui, fino al 50%, dovrebbero interessare i capi prettamente di stagione come i pareo, gli shorts, i top.

Anche quest'anno - dicono Ascom e Confocommercio - s'è discusso circa l'utilità dei saldi, anche perché le associazioni dei consumatori hanno avanzato la proposta di abolirli ritenendo che siano una prassi ormai superata dalle dinamiche di mercato che propone in continuazione attività promozionali.

«I saldi rappresentano ancora un momento di forte impatto nell'immaginario dei consumatori e motivo di richiamo verso i piccoli negozi del settore - dichiara Diego Pedrali, presidente del Gruppo Abbigliamento e Calzature di Ascom e consigliere della Federazione Moda Italia- . Per questo motivo continueremo a difendere le vendite di fine stagione pur lavorando sull'ipotesi dell'eliminazione del divieto di vendite promozionali nel periodo antecedente i saldi. L'ipotesi allo studio deve essere però sostenuta da iniziative che aumentino la chiarezza e la trasparenza delle promozioni migliorando la consapevolezza del consumatore. Ci deve essere la netta differenza tra vendita di fine stagione e vendita promozionale ».

«Il problema - sostiene - Orfeo Lumina, presidente Fismo Confesercenti Bergamo - è se possono ancora essere definiti "saldi" queste vendite il cui inizio è programmato quando l'estate è appena iniziata anziché a fine stagione, ragione per cui sono stati concepiti. Stiamo ormai entrando in un'ottica che considera normale il saldo ed eccezionale la vendita, non capendo gli sforzi immani che gli imprenditori del settore devono sostenere per rimanere sul mercato».

È infatti ormai risaputo che oltre il 30% dei ricavi delle aziende del settore abbigliamento viene realizzato a prezzi non remunerativi e questo non è certamente un segnale positivo. «Solo arrivando a definire il periodo dei saldi, magari più in prossimità al cambio stagionale, si può pensare di fare incontrare le esigenze imprenditoriali degli operatori commerciali con quelle dei consumatori che chiedono trasparenza e regole certe per i loro acquisti a prezzi vantaggiosi» afferma Lumina.

Per quando riguarda le aspettative dei commercianti, Pedrali afferma che «anche questa stagione è stata debole e con i saldi la situazione sarà effervescente ma non straordinaria. Non sono i saldi invernali su cui si può contare di più, quindi non verranno recuperati i margini perduti, al massimo la liquidità

Infine, la recente richiesta di Adiconsum che propone un tavolo di confronto con le Associazioni di categoria finalizzato alla eliminazione dei saldi è per Ascom e Confesercenti inattuabile, sia perché un tavolo di concertazione sul tema dei saldi non può essere provinciale ed esiste già a livello regionale, ma soprattutto perché oggi la liberalizzazione produrrebbe un grave danno ai piccoli esercizi che godono dell'effetto mediatico dell'avvio delle vendite di fine stagione. La corsa agli acquisti due volte l'anno piace al consumatore, perché eliminarli?

r.clemente

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