Venerdì 01 Luglio 2011

I compagni di lavoro sotto choc:
«Jan era un bravo ragazzo»

La salma di Jan Wisniowski dovrebbe già oggi essere trasferita in aereo in Polonia dove verrà seppellita. Là lo attendono tutti i suoi familiari. Il venticinquenne polacco, morto giovedì mattina 30 giugno alla Isocell di Pognano schiacciato da una lastra di cemento eternit, viveva in Italia, a Covo, in via De Micheli 39, solo con la moglie e la figlia di sei anni che quest'anno avrebbe dovuto frequentare la prima elementare nella scuola del paese.

Proprio alla moglie è spettato il difficile compito del riconoscimento della salma del marito composta nella camera mortuaria del cimitero di Pognano. Wisniowski era regolarmente dipendente della Isocell dal 2009. Uno dei suoi titolari lo ricorda con le lacrime agli occhi «come un bravo ragazzo e un grande lavoratore».

Queste le uniche parole che è riuscito a dire. Molti dei suoi colleghi di lavoro invece, sotto choc per quanto accaduto, ieri si sono chiusi per tutto il giorno in un doloroso silenzio. «Non me la sento di dire nulla», le parole più usate. «Come farà da sola la moglie con una bambina di sei anni», la preoccupazione più condivisa.

Tutti loro ieri, insieme ai titolari della Isocell, volendo tributare l'ultimo saluto al loro collega e volendo far sentire la loro vicinanza alla sua giovane famiglia, hanno partecipato a un momento di preghiera e raccoglimento che si è tenuto proprio davanti alla camera mortuaria del cimitero di Pognano. A presiederlo il parroco di Pognano, don Gianpaolo Tironi.

Il 25enne polacco stava movimentando con un carro ponte una lastra di cemento eternit quando improvvisamente il pesante manufatto gli è piombato addosso schiacciandolo a terra. Al momento dell'incidente, avvenuto poco prima delle 8, aveva solo da poco iniziato il suo turno di lavoro.

Insieme a lui si trovava un collega che non ha riportato alcuna ferita e che ha dovuto assistere senza poter far nulla alla tragedia. Wisniowski, come probabilmente aveva fatto molte altre volte, stava movimentando una lastra di cemento lunga circa quattro metri, larga uno e del peso di circa tre tonnellate (nell'ambito dei prefabbricati non considerata di grandi dimensioni).

Portato il carro ponte alla fine della guida su cui scorre si è avvicinato al pesante manufatto ed è a questo punto che gli è piombato addosso schiacciandolo in pieno sul petto e su una gamba e uccidendolo sul colpo.

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m.sanfilippo

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