Cave, progetti in Legge in Regione
Sola illustra la proposta dell'Idv

Mercoledì 14 settembre in commissione ambiente di Regione Lombardia si apre la discussione dei tre progetti di legge per la disciplina della programmazione regionale in materia di escavazione, rispettivamente di Idv, Pd e Lega Nord.

Cave, progetti in Legge in Regione Sola illustra la proposta dell'Idv

Mercoledì 14 settembre in commissione ambiente di Regione Lombardia si apre la discussione dei tre progetti di legge per la disciplina della programmazione regionale in materia di escavazione, rispettivamente di Idv, Pd e Lega Nord. L'Idv ci ha inviato un'email illustrando qual è il suo progetto su un problema molto delicato.

Una nuova legge all'insegna della trasparenza, il cui rispetto sia garantito da un rigoroso sistema di sanzioni e da migliori strumenti di controllo. Con questo spirito il consigliere regionale dell'Italia dei Valori, Gabriele Sola, ha presentato un progetto di legge regionale per la modifica dell'attuale normativa in materia di escavazione.

«L'esperienza drammatica del Piano Cave di Bergamo - premette Sola - ha palesato la necessità di profonde e sostanziali modifiche alla legge della Lombardia. Oggi non esiste adeguata tutela né per l'ambiente né per i legittimi interessi delle aziende dedite alla coltivazione di cava».

Il progetto di legge predisposto dall'Italia dei Valori da mercoledì sarà in discussione, assieme a quelli del Partito Democratico e della Lega Nord, in VI commissione di Regione Lombardia. «Le nostre proposte - spiega ancora Sola - si snodano lungo tre direttrici. La prima tende a una maggiore tutela ambientale, che vuol dire principalmente rispetto delle regole esistenti e quindi recepimento dell'obbligatorietà della Vas (valutazione ambientale strategica) come da normativa europea».

«La seconda è l'introduzione di un rigore, nelle opere di recupero e bonifica, sino ad ora assente. La terza è la limitazione dello strapotere di cui dispone la Giunta regionale, attribuendo un ruolo centrale ai territori oggi rappresentati dalle Province e domani, speriamo dopo la loro auspicabile abrogazione, da un futuro nuovo soggetto di coordinamento dei sindaci».

L'Italia dei Valori ha destinato una particolare attenzione alle sanzioni, pensate su più livelli: un inasprimento per gli illeciti (dai 20 milioni di lire della vecchia legge a 60 mila euro) e la sospensione da tutte le autorizzazioni regionali in capo all'operatore responsabile di danni all'ambiente anche relativamente ad un singolo Ate (ambito territoriale estrattivo).

«Vogliamo favorire una valutazione di merito degli operatori del settore - spiega Sola -, penalizzando chi opera al di fuori delle regole. Abbiamo poi introdotto l'obbligatorietà dell'esproprio dell'area di proprietà dell'operatore qualora egli non rispetti, neppure a seguito di richiamo, le prescrizioni di legge».

Sotto la lente anche le bonifiche agricole autorizzate dai comuni, «troppo spesso - denuncia Sola - cave di sabbia e ghiaia mascherate. Abbiamo pensato di attribuire alla Provincia potere di veto, attivando così un meccanismo di doppio controllo».

La proposta di legge dell'Italia dei Valori introduce inoltre un catasto delle bonifiche e dei laghetti di itticoltura: «È inammissibile - dice Sola - che l'acquirente di un terreno non abbia il diritto di sapere con certezza se esso sia stato o meno bonificato. La rintracciabilità degli interventi sul territorio è fondamentale per un efficace monitoraggio».

Quanto agli operatori del settore, «l'attività di escavazione è fondamentale per il comparto dell'edilizia e delle opere pubbliche, ed è nostro dovere agevolare gli imprenditori che operano in maniera virtuosa, favorendo il più possibile recuperi di qualità delle cave dismesse».

Per questo, il progetto di legge innalza di 10 anni la validità dei Piani cave: quelli per sabbia e ghiaia avranno validità ventennale, trentennale invece per il lapideo. «Il nostro scopo - precisa Sola - è rendere più appetibile l'investimento sul recupero: aumentando il tempo di escavazione l'operatore ha la possibilita di ammortizzare meglio i costi e dunque dedicare maggiori risorse al recupero ambientale, oggi uno tra i punti più critici perché vissuto come un onere aggiuntivo».

«La normativa in materia di cave va rivista al più presto - conclude Sola -. Bergamo conosce da vicino il problema: sono circa 40 i ricorsi pendenti sul Piano cave bergamasco, e solo uno di questi è di matrice ambientalista. Un dato di per sé significativo, rispetto a cui attendiamo da mesi un quadro aggiornato da parte della Giunta formigoniana. Finora non ne abbiamo saputo nulla: sintomo di imbarazzo e di scarsa chiarezza».

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