Mercoledì 09 Novembre 2011

Manzoni: «È un caso isolato
Gli onesti sono migliaia»

Giovanni Manzoni, nelle vesti di presidente della Fand (la federazione che raggruppa le associazioni dei disabili di Bergamo) e dell'Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) di Bergamo, è da sempre in prima linea nel combattere i falsi invalidi. Per questo è molto felice dell'arresto avvenuto a Dalmine. Nello stesso tempo, però, desidera mettere le cose bene in chiaro.

«Siamo sempre stati i primi a sostenere la lotta contro i falsi invalidi – dice Manzoni –, quindi figuriamoci se non siamo soddisfatti di quanto accaduto. Ma, lo ribadisco, il fenomeno in questione non riguarda di certo la Bergamasca. Su migliaia di invalidi, si tratta del primo caso. Quindi per quanto riguarda il nostro territorio il "fenomeno" dei falsi invalidi non esiste: lo possono confermare gli addetti ai lavori delle commissioni, così come lo conferma il dato riguardante le revisioni chieste in merito alla situazioni già accertate: sono ridotte ad un misero 2%».

«Scoprire chi l'ha permesso» - Ora, però, per il presidente della Fand è importante colpire anche chi ha permesso ciò. «Mi chiedo che fine faranno le persone che hanno rilasciato allora quel falso certificato di invalidità – osserva Manzoni –. Non ci dobbiamo fermare a colpire, più che doverosamente, un falso invalido che con il suo comportamento ha tolto soldi alla comunità e ha gettato discredito su migliaia di persone davvero invalide. Ora le autorità giudiziarie devono stanare al più presto anche chi ha permesso tutto ciò. E non si tratta di un'unica persona, in quanto per usufruire dello status di invalido sono necessarie una serie di verifiche e approvazioni da parte di più medici: quello di base, lo specialista, e quelli che componevano la commissione».

Tempi lunghi e diritti negati - Giovanni Manzoni conferma quindi tutto l'appoggio degli invalidi verso le azioni che vanno a colpire «dei delinquenti. Ma detto ciò – prosegue – mi piace pensare che quanto accaduto possa rappresentare anche un ulteriore passo che metta al centro l'operato delle commissioni mediche. Qualche cosa nell'iter del loro operato non va, perché non è possibile che un invalido muoia senza aver visto riconosciuti i propri diritti. Persone decedute dopo essersi viste negare l'assegno di accompagnamento».

«Nessuno mette in discussione la necessità di effettuare dei controlli – aggiunge ancora Giovanni Manzoni – ma certi comportamenti da parte di alcuni componenti delle commissioni lasciano quanto meno perplessi. Ritengo che il rispetto verso le persone non dovrebbe mai venire meno, a maggior ragione quando c'è di mezzo un invalido. Capisco che parlare in questi termini proprio oggi, con un caso fresco di falso invalido in casa, possa apparire a molti fuori posto. In realtà credo invece che se ne debba parlare con ancora più forza proprio in questo momento».

«Quanti ostacoli per noi» - «I primi a essere dispiaciuti di quanto accaduto siamo noi – prosegue –. Noi che nella vita di tutti i giorni sopportiamo pazientemente una serie infinita di atteggiamenti antipatici: vogliamo parlare delle ancora infinite barriere architettoniche che ci troviamo a dover affrontare, o dell'abitudine della gente "normale" a parcheggiare costantemente nei posti a noi riservati? Noi che da anni ormai combattiamo contro burocrazie di ogni tipo e persone "sorde" per avere quanto una società civile dovrebbe riconoscere alle persone più "deboli"».

«Come nel caso dei bambini che si devono confrontare con la psichiatria infantile – conclude facendo un esempio concreto il presidente della Fand e dell'Anmic –. Da noi vedersi riconoscere l'assegno di accompagnamento per un bambino down è come fare un terno al lotto: ma com'è possibile? Situazioni così delicate non possono andare avanti in base agli umori giornalieri di un medico della commissione».

Marco Conti

a.ceresoli

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