Martedì 22 Novembre 2011

Yara, pista del Dna e fuga notizie
Scattata un'inchiesta della Procura

Gli inquirenti percorrono con convinzione - sebbene senza la svolta sperata - la pista del ceppo familiare, cominciata con la scoperta da parte della polizia scientifica di almeno due profili genetici ritenuti in qualche modo «somiglianti» a quello trovato sugli indumenti di Yara.

Lo testimonia il fatto che nei giorni scorsi, dopo la fuga di notizie che ha reso di dominio pubblico questo nuovo fronte investigativo, il sostituto procuratore Letizia Ruggeri - che coordina le indagini - ha aperto un nuovo fascicolo sul caso Yara, questa volta per fuga di notizie.

L'intento del pm è proteggere il più possibile l'indagine sull'omicidio della tredicenne ginnasta di Brembate Sopra dalla fuoriuscita di dettagli che potrebbero avvantaggiare persone su cui sono in corso accertamenti, soprattutto in queste settimane, durante le quali la polizia e i carabinieri sembrano aver imboccato una pista promettente, dopo mesi in cui il lavoro - pur sempre intenso - non ha prodotto alcun risultato.

Il fascicolo è stato aperto con l'ipotesi di reato di cui all'articolo 326 del codice penale, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio. Al momento il fascicolo risulta ancora a carico di ignoti. Ma si è appreso che l'intento della Procura non sarebbe quello di perseguire i giornalisti autori degli «scoop» che hanno reso di dominio pubblico piste investigative, perché ritenuti in sostanza esercitare la loro professione.

Nel mirino di piazza Dante ci sono appartenenti alle forze dell'ordine che, secondo l'ipotesi dell'accusa, avrebbero agito da «gole profonde», rivelando in maniera esatta parte del contenuto di indagini coperte dal segreto istruttorio.

L'apertura dell'inchiesta per la fuga di notizie può essere letta come un'ulteriore conferma, seppur indiretta, del fatto che mai come in queste settimane gli investigatori stiano lavorando alacremente a una pista. Stando alle informazioni filtrate fino a questo momento, gli inquirenti avrebbero individuato, fra gli 8 mila Dna prelevati alla popolazione, due profili ritenuti degni di attenzione, perché parzialmente corrispondenti a quello scoperto sugli indumenti di Yara.

m.sanfilippo

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