Sabato 26 Novembre 2011

«Yara è stata un grande dono:
nostra responsabilità accoglierlo»

Yara è sparita un anno fa, uccisa, ma la ragazzina resta viva nella memoria. «Deve, deve esserci questa memoria. Perché se dimentichiamo è come se avesse vinto l'assassino». Don Corinno Scotti non si stanca di ripeterlo anche se di fronte al rimestare dei talk-show, alle domande che fioccano e alle risposte che mancano, mettere il silenziatore e buttarsi nel tran tran a volte sembra essere l'unica arma di difesa possibile.

L'anziano parroco allarga le braccia, torna a parlare del «dono di Yara». «Accoglierlo – dice – è nostra responsabilità». «In questo anno - prosegue - io ho tanto ripetuto che Yara è stata un dono. Può sembrare scandaloso, irriverente, parlare di una bimba che muore così come di un dono. D'altra parte mi son sempre fatto forte delle parole del papà di Yara, Fulvio: "Il Signore ha mandato Yara qui perché fossimo tutti più buoni". Parole frutto di una maturità, di una fede, di una sensibilità fuori dal comune. Questo messaggio lo porto alla comunità».

Del delitto qui, fra voi, parlate ancora?
«L'altro giorno è arrivata in chiesa una persona da Milano, mi ha chiesto: perché la foto di Yara non c'è più? Ecco, la foto a un certo punto è stato giusto toglierla. Ma la memoria, quella deve essere mantenuta viva».

Si sente solo quando lo ripete?
«No, non sono solo. È pur vero che qualcuno mi ha chiesto: per favore, non ne parli più. Perché è come risvegliare continuamente un dolore. Ma ricordare Yara è anche risvegliare una responsabilità: un dono va accolto con riconoscenza ma anche con responsabilità».

Era sempre piena, nei mesi scorsi, la chiesa di Brembate Sopra. Oggi?
«Evidentemente non è come un anno fa. Però c'è sempre qualcuno in chiesa. E normalmente sostano davanti all'altare della Madonna (dove c'era la foto di Yara. Io cerco di restare sempre lì, vicino».

Tutta l'intervista a don Corinno su L'Eco di Bergamo del 26 novembre


«L'assassino? spero abbia una coscienza»
In un'intervista rilasciata a Quarto Grado, programma in onda su Retequattro venerdì sera, don Corinno si è rivolto all'assassino. «Spero che abbia una coscienza, che da un certo punto si renda conto di quello che ha fatto… della sofferenza che ha generato. Prima di tutto in questa bambina, in Yara, poi in tutti gli altri, cominciando dal papà e dalla mamma».

«L'unica cosa che potrebbe e dovrebbe fare è quella di ravvedersi, di consegnarsi alle forze dell'ordine, di dichiarare il suo delitto, la sua malvagità. E' l'unica via di salvezza, l'unica speranza anche per lui, perché - come ho detto - c'è il Paradiso, ma c'è anche la punizione per i cattivi».

r.clemente

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