Sabato 28 Aprile 2012

Uniacque, assemblea dei soci
Il deficit è di 30 milioni di euro

Dall'annuncio alla convocazione sono passati cinque mesi. Tanti, per mettere nero su bianco una proposta che cerchi di salvare Uniacque dal naufragio. Era gennaio, infatti, quando Antonio Pezzotta, amministratore delegato della società (quasi unica) per la gestione dell'acqua in Bergamasca ammetteva ai soci (Provincia e 222 enti locali, più i 34 Comuni dell'area Bas-Sii acquisita da A2a per 23,5 milioni di euro) una «situazione finanziaria pesante».

Sabato 28 aprile (dalle 11 in Fiera a Bergamo) l'assemblea per presentare il bilancio e le ipotesi per evitare il collasso. Lo «sbilancio» di Uniacque per debiti, infatti, sarebbe pesante: si aggirerebbe sui 30 milioni di euro, mica briciole, a cui andrebbe aggiunta l'esposizione finanziaria per l'acquisizione di Bas-Sii.

Scriveva Pezzotta: «Uniacque è stata inizialmente dotata di un capitale sociale di 120 mila euro, assolutamente insufficiente per gestire un fatturato di 100 milioni di euro e realizzare, nei 30 anni di affidamento, investimenti complessivi per 800 milioni di euro. È facile comprendere come una società costituita dal nulla, senza patrimonio ma già appesantita da una serie di debiti e impegni, quali i 90 milioni di mutui da rimborsare ai Comuni e i 50 milioni da versare per l'acquisto delle varie società, si trovi oggi in una pesante situazione finanziaria».

Come andare avanti, allora, in quel progetto avviato nel 2004, era bettoniana, per mantenere in mani pubbliche l'«oro blu»? La risposta che potrebbe essere delineata oggi dall'ad, dal presidente Gianni D'Aloia e dal Consiglio di amministrazione (in carica dal luglio scorso) si chiama «patrimonializzazione delle reti».

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m.sanfilippo

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