Lunedì 07 Maggio 2012

Arrivano i «normali» anti-casta
Fenaroli presenta il nuovo movimento

Bandire i privilegi della casta e formare una classe politica nuova, fatta di persone «normali». A invocare a gran voce un ritorno alla normalità è Privato Fenaroli, primario di Senologia agli Ospedali Riuniti di Bergamo, tra i soci fondatori del neonato «Movimento politico normalista» presentato domenica 6 maggio alla città in una sala gremita dell'hotel San Marco.

Ad assistere più di duecento persone, che hanno ascoltato il perché della nascita del movimento e i suoi obiettivi. Gli argomenti del movimento, che punta «non a guidare la città o i paesi, ma a cambiare le regole del gioco», precisa Fenaroli, sembrano aver convinto i presenti. La vera rivoluzione, secondo Fenaroli, è la normalità, nel senso positivo del termine: «La nostra idea di società si basa su persone normali, dedite al lavoro e al sacrificio, che rispettano gli altri – spiega Privato Fenaroli –. Una maggioranza silenziosa che in questo momento storico deve farsi sentire. Questa casta politica ha rubato il nostro futuro e quello dei nostri figli. Riprendiamoci il nostro avvenire». Nel mirino i politici: «Rischiamo di essere considerati rivoluzionari solo perché vogliamo essere normali. Ma ditemi – afferma Fenaroli rivolgendosi al pubblico – se è possibile che una persona normale non si accorga che qualcuno gli abbia pagato le vacanze, regalato una casa o ristrutturata una casa. Queste persone non sono normali e non hanno titolo a ergersi gestori del bene comune».

Tra gli obiettivi del movimento, sbloccare il Paese dalla situazione stagnante in cui si trova: «La nostra mission è smontare tutto ciò che ingessa il paese, tornando a liberare le risorse primarie, che ci sono – afferma Carlo Alberto Tondini, tra i soci fondatori e primario di Oncologia medica agli Ospedali Riuniti –. In parte è anche colpa nostra, perché non ci siamo preoccupati di cosa stavano facendo le persone che abbiamo delegato, ma adesso dobbiamo dire basta. Siamo persone normali, stanche di essere depredate da una serie di furbi e impuniti».

fa.tinaglia

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